Medicina naturale nativi americani

Indiani d'America e medicine dolci

Quando i coloni europei nel XVI secolo entrarono per la prima volta in contatto con gli abitanti del continente nordamericano scoprirono che le popolazioni indigene erano ben diverse da come se le erano immaginate. Si aspettavano delle culture retrograde, si imbatterono invece in uomini e donne di sana e robusta costituzione, attenti all'igiene personale, all'avanguardia nell'approccio olistico per la prevenzione e il trattamento delle malattie.

Le epidemie che flagellavano, decimandoli, gli abitanti del Vecchio Continente come vaiolo, sifilide, peste) erano sconosciute alle tribù native. Menti libere da pregiudizi avrebbero guardato con interesse queste genti "strane", prendendo spunto e cercando di adattare le esperienze indiane alla realtà europea.

Purtroppo la storia ci insegna che i bianchi "evoluti" non erano approdati nell'America del Nord per un confronto pacifico. Ma non addentriamoci nei dettagli dolorosi di una invasione dai risvolti tragic. Quello che mi preme di più è portare alla luce le conoscenze lungimiranti dei nativi indiani, i quali la sapevano molto lunga sul potere terapeutico di erbe, piante, infusi, energia vitale.

Nella tradizione dei nativi americani, l'impiego delle erbe era affidato a individui, sia uomini che donne, che all'interno di ogni tribù, svolgevano il delicato e rispettato ruolo di guaritori: non erano stregoni, come furono etichettati con malcelato disprezzo dai coloni europei, ma semplicemente persone che, molto spesso, trovavano la giusta soluzione. Nonostante a volte i guaritori fossero anche sciamani, spesso le due figure erano raprpesentate da due persone diverse.

Medicina naturale dei nativi americani

Ruota di medicina nativi

Rimedio contro lo scorbuto

Il primo contatto con la medicina indiana risale al 1535 quando i membri dell'equipaggio navale guidato dall'esploratore rfancese Jacques Cartier inziarono a morire di scorbuto, malattia provocata da una massiccia carenza di vitamina C nell'organismo e che si manifesta con piaghe sanguinanti. Di fronte alla situazione drammatica il capitano giocò l'ultima carta: mandò un suo marinaio, malato ma ancora in forze, alla ricerca di un aiuto per altro insperato.

Dopo qualche giorno l'uomo tornò guarito: l'uomo fu fortunato a trovare una tribù di nativi americani che lo curò con i rimedi a base di pino e ginepro, i cui estratti di cortecce e le foglie vennero applicate alle ferite. Il marinaio portò la cura sulla nave e l'equipaggio fu salvo.

Venne così scoperto, in modo del tutto fortuito, che gli indiani erano a conoscenza delle proprietà terapeutiche di molte sostanze vegetali, che venivano quotidianamente impiegate nella cura di diverse sintomatologie, veidamo quelle principali:

- Aloe Vera: Molto apprezzata sotto forma di succo, gli indiani d'America se ne servivano anche per curare le scottature dovute ai raggi di sole.

- Bacche di biancospino: I nativi utilizzavano queste bacche in molti modi, non solo come tonico cardiaco ma anche per la gestione di svariati disturbi, riguardanti in particolare la sfera femminile.

- Chapparal: Una delle erbe preferite dai nativi americnai, che veniva impiegata in forma di infuso per il trattamento di sintomatologie di origine infettiva.

- Echinacea: Secondo la tradizione degli indiani americani, questa pianta era indispensabile come antidoto per le punture d'insetto e per le otiti dei bambini.

- Liquirizia: Trovava largo impiego per aromatizzare infusi e bevande, migliorando i casi di tosse insistente.

- Lobelia: Pianta simile al tabacco, godeva di grande considerazione tra gli indiani d'America, i quali ritenevano avesse proprietà magiche e che per questo la utilizzavano nei rituali spirituali. Venne impiegata con successo per il trattamento di sifilide e gonorrea, due malattie portate dai coloni europei.

- Olmo rosso: Un calmante naturale molto apprezzato dagli indiani, che se ne servivano anche per depurare l'organismo.

- Poligala: Detta anhe "radice della squaw", veniva impiegata pe contrastare il veleno dei serpenti ma, più in generale, per la gestioone dei problemi legati al ciclo femminile.

- Radice di dioscorea: Gli indiani d'America la usavano a dosaggi moderati nei bambini perché ha un effetto lenitivo sulle coliche, e negli anziani per alleviare dolori articolari.

- Radice di uva dell'Oregon: Era una delle erbe più utilizzate dai nativi americnai per curare le ferite e le abrasioni.

- Valeriana: Veniva impiegata per dare sollievo in casi di sintomi di origine nervosa e di infiammazione articolare.

Dieta equilibrata e varia degli indiani d'America

Prima di ricorrere alle erbe , i guaritori indiani erano ben consapevoli che la partita della buona salute si giocasse sostanzialmente a tavola: senza scomodare Ippocrate, di cui per altro non conoscevano l'esistenza, non avevano alcun dubbio che la prima medicina e più efficace fosse il cibo. Anche in campo alimentare, i nativi indiani erano parecchio progrediti rispetto agli europei e la loro dieta quotidiana consisteva in un mix equilibrato di sostanze nutrienti e salutari.

La combinazione di mais e fagioli forniva un apporto completo di proteine e carboidrati; l'abbondante impiego di vegetali, semi oleosi e frutta fresca completava il quadro, ai quali si aggiungevano un po' di peperoncino e tantissime erbe e aromatiche per insaporire i piatti, oltre naturalmente alla cacciagione e agli animali che mutavano in tipologia a seconda delle latitudini e di cui non si sprecava nulla usando le ossa per costruire utensili sia per la caccia che per la casa, i tendini per gli archi da caccia, e via dicendo.

Queste abitudini alimentari salutari sono oggi soltanto un lontano ricordo: gli indiani che vivono nelle riserve hanno adottato stili di vita ripicamente americanie malattie croniche legate al progresso come per esempio il diabete e le cardiopatie, del tutto sconosciute ai tempi della vita nelle praterie, rappresentano il 50% delle cause di decesso oggi.

Molte tribù native legarono la loro sopravvivenza ai bisonti: questi imponenti animali appartenenti alla famiglia dei bovidi non erano infatti soltanto una fonte di carne da consumare fresca, affumicata o seccata, ma fornivano anche le pelli, le ossa, gli zoccoli, le interiora, per usi vari poiché non veniva sprecato nulla. Gli indiani avevano grande rispetto per questi animali che venivano cacciati e uccisi esclusivamente per la sopravvivenza della tribù.

Prima dell'approdo dei coloni europei nelle sterminate praterie indiane erano presenti oltre 25 milioni di bisonti, mentre dopo cento anni di inutili massacri compiuti dai bianchi se ne contavano soltanto mille esemplari.

Guaritori tradizione nativi

Solitamente i guaritori nativi erano persone anziane con grandi conoscenze del mondo animale e vegetale, in grado di utilizzare ogni elemento fornito dalla natura per il trattamento dei sintomi più comuni. Dovevano capire le inclinazioni personali del soggetto da curare, ben consapevoli che la mente era un tutt'uno con il fisico malato e che molto spesso in essa andava ricercata la causa predominante di un disturbo dell'organismo.

Erano infine in contatto diretto con il mondo degli spiriti, dal quale attingevano ispirazione per sanare ogni problema. Per quanto questo aspetto possa farci sorridere, va ricordato che la società indiana era profondamente intrisa da una concezione panteistica della vita, per la quale il rapporto con le divinità era alla base di ogni accadimento.

Al di là di ogni credenza e perplessità, rimane il fatto che per i nativi americani prevenzione e terapia erano tenute in grande considerazione, con ricadute positive che ancora oggi risultano per lo più sbalorditive.

Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento vorrei consigliare la lettura di tre libri:

- "Pretty Shield - La donna medicina dei Crow" di Frank B. Linderman Edizioni Il Punto d'Incontro;

- "L'uomo che conosceva la medicina" di Henry Niese Edizioni il Punto d'Incontro;

- "Fools Crow - saggezza e potere" di Thomas E. Mails .