Nativi caccia e pesca

Come cacciavano e pescavano gli indiani americani

Pesca e caccia sono attività importanti per i nativi americani che si sono sempre trovati a vivere nelle Praterie o sui monti come gli esploratori e i colonizzatori come Sir Walter Ralegh nel 1580, anche se gli indiani facevano affidamento soprattutto sulla carne di animali selvatici, di uccelli e pesci, per procacciarsi il cibo.

Come cacciavano e pescavano i nativi americani

In mancanza di strumenti convenzionali, o di metallo, seppero usare i materiali a loro disposizione impiegando un alto grado di ingegnosità nell'elaborazione di metodi per la cattura o l'uccisione di pesce e selvaggina. Gli europei rimasero colpiti in particolare, per le loro tecniche di pesca, che si rivelarono molto più efficaci nelle acque poco profonde che circondano Roanoke Island rispetto a quelli utilizzati dai coloni di Ralegh.

Per la maggior parte, gli indiani catturavano il loro pesce usando ostacoli costruiti a dovere chiamati sbarramenti, che una volta messi in ruscelli o canali più o meno allo stesso modo delle moderne trappole per pesci, catturavano i pesci che stagionalmente si spostavano per l'accoppiamento come i persici o le spigole striate. Le dighe erano fatte di canne, tessuti legati insieme e ancorate al fondo da pali bloccati nella sabbia. Con le loro cime che si estendevano al di sopra della superficie dell'acqua delle dighe che le facevano sembrare a recinzioni ed erano costruite in svariati modelli, progettati per catturare il pesce per poi poterlo agevolmente raccogliere senza troppa fatica.

Uno dei coloni, Thomas Harriot, un soggetto abbastanza razzista nei confronti delle tribù native nonostante queste ultime gli insegnassero a cavarsela, descrisse la tecnica di pesca dei nativi americani come una serie di trappole sempre più piccole poste una dopo l'altra in successione che finivano per diventare troppo strette per lasciare liberi i movimenti del pesce catturato che non riusciva così più a uscire dal recinto.

Harriot aggiunse che un'altra tecnica di pesca molto strana ai suoi occhi era fatta con pali taglienti alle estremità, con cui si riuscivano a lanciare i pesci come i dardi del gioco delle freccette degli Irlandesi, pali usati sia da imbarcazioni che su secche del corso dei fiumi o del mare, a volte questi "arpioni" erano dotati di punte acuminate con un uncino (forse parla dei pali presentati anche nella storia letteraria della "Balena bianca").

Gli inglesi riferirono nei loro rapporti poi inviati in Patria, che gli indiani pescavano una grande varietà di pesci tra cui la trota, la focena, i Rayes, le oldwives (probabilmente menadi), triglie e molti altri tipi di ottimo pesce, che prendevano e mangiavano e di cui non si conoscono i nomi originali in lingua nativa. Per quattro mesi all'anno gli storioni venivano cacciati nei mesi tra Febbraio e Maggio, che avevano alcuni grandezze che si potevano trovare anche in Inghilterra ma la maggior parte erano dai diciotto ai venti centimetri come minimo fino ad arrivare ai due metri di lunghezza.

Alcune tribù cacciavano con archi e frecce, come la maggior parte dei nativi americani; Harriot menziona, tra gli animali cacciati, gli orsi neri, che si dice avessero una carne molto buona, aggiungendo che ne venivano catturati e mangiati parecchi. Solitamente questi orsi venivano avvicinati dai cacciatori che sfruttavano il fatto che l'orso nero scappava dalla vista dell'uomo, cercando rifugio sugli alberi, dai quali poi veniva abbattuto facilmente grazie all'uso di frecce.

Per certi europei la caccia al cervo era una cosa nuova, almeno nel Nuovo Mondo, ma gli indiani furono prodighi nell'insegnare loro quale fosse la tecnica corretta: i nativi spesso impiegavano una tecnica che abbisognava di un alto grado di abilità e astuzia, nascondendosi tra le canne alte dove spesso i cervi dormivano, venendo così uccisi dai cacciatori. A quanto pare anche gli indiani americani cacciavano non solo per bisogno, ottenendone cibo e vestiti o parti di utensili da ossa e nervi, ma lo facevano anche per divertimento come l'uomo bianco fa ancora oggi: quando si dice che ogni cultura è fondamentalmente uguale alle altre non ci si sbaglia insomma...