Storia guerre indiani

Storia guerre indiane americane

Sin dall'arrivo dell'uomo bianco, la storia degli indiani è stata un susseguirsi di guerre dai tempi coloniali fin quasi a cavallo di questo secolo. Lo scontro tra le due culture, quella indiana e quella bianca con le alleanze di varie tribù con gli europei a scapito di altri indiani, venne chiamato Guerra dei 4 secoli. All'interno di quella saga di conflitti e di guerre c'è molta della stessa stroria indiana: la distruzione della cultura, il movimento delle tribù, la cessione di milioni di acri di terreno, la mutevole politica delle potenze coloniali europee, Stati Uniti e Canada nei confronti degli indiani e la vita di molti grandi personaggi.

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Il tema delle guerre indiane è ricco di suggestioni. per la maggior parte degli storici europei, con il loro atteggiamente dichiaratamente filo europeo, gli indiani erano un ostacolo e una minaccia all'espansione pacifica dell'uomo bianco e provocatori di violenze di frontiera. La prevenzione antica nei confronti degli indiani alimentava a sua volta l'opinione popolare, secondo cui gli indiani erano selvaggi, i coloni vittime e i pionieri, i soldati e i cowboys, eroi.

Ma con il mutare della prospettiva della storia i ruoli si sono invertiti. Mentre la cultura indiana suscita un senso di meraviglia, la distruzione sistematica di quella cultura non può provocare che un senso di risentimento. Parlare in termini generali o dare un'interpretazione morale all'una o all'altra parte, può indurre in errore. si parla per esempio molto della pratica dello scotennamento e quale delle parti la praticò per prima. Ma è ancora da stabilire se questa pratica era in uso prima dell'arrivo dell'uomo bianco. Comunque si può affermare che gli europei furono i primi a codificare tale pratica, mettendo taglie sulla testa e sugli scalpi degli indiani. In ogni caso, nel corso delle battaglie, sia gli indiani sia gli europei si diedero alla pratica dello scotennamento e ambedue commisero torture.

Comunque non tutti i bianchi possono essere paragonati a personaggi come Andrew Jackson e John Chivington, razzisti e noti per le loro crudeltà contro gli indiani, né tutti gli indiani possono essere incolpati per le crudeltà usate da alcune tribù contro pacifici coloni. Vi erano guerrieri indiani che non avevano alcuna pietà, ma anche altri che lottavano solo per l'onore personale senza alcun piacere di uccidere. Per dare un esempio, gli indiani delle Pianure avevano un costume secondo cui la bravura più grande di un guerriero era quella di avvicinarsi il più possibile ad un nemico durante la battaglia, toccarlo con una mazza, senza però infliggergli ferite. Vi erano dei coloni bianchi, commercianti e missionari, che difendevano i diritti degli indiani ed altri che non pensavano ad altro che sfruttare gli indigeni per il proprio tornaconto.

A volte la politica ufficiale dei bianchi cercava di proteggere gli indiani dalle invasioni di frontiera da parte dei bianchi e a volte quella politica provocava l'estinzione degli indiani stessi. Il fatto che spesso gli indiani lottassero insieme all'uomo bianco contro altri indiani, durante il periodo del Contatto, era una conseguenza del loro modo di vivere anteriore. Per gli indiani era predominante il valore della tribù su quello della razza, come per i bianchi che consideravano di più la loro nazionalità e la loro religione, della razza. Alcune contese intertribali duravano per generazioni. Le guerre avevano una varietà di funzioni nella storia della cultura delle tribù, era un rituale, un rito di passaggio all'età virile, o un mezzo per provare qualità simili a quelle di un dio, come dimostrano le società delle Pianure, o un mezzo necessario per procurare il sostentamento per la tribù, che avveniva attraverso delle incursioni, come facevano gli Apache del Sud-Ovest. Le guerre avevano anche uno scopo politico che serviva a stabilire delle confederazioni tribali, come nel caso della Lega Irochese del Nord-Est.

Le guerre potevano essere anche la politica ufficiale dello Stato, come tra gli Aztechi del Mesoamerica, che mantenevano la loro struttura sociale mediante l'espansione militare. Comunque, nonostante le molte contraddizioni ed eccezioni, e per il fatto che le guerre non si possono vedere solo sotto l'aspetto dello scontro tra l'indiano e l'uomo bianco, vengono generalmente interpretate come resistenza dell'indiano all'invasione dell'uomo bianco. Siccome gli indiani volevano proteggere i loro popoli, la loro cultura e il loro territorio dallo sfruttamento da parte di estranei, che credevano per lo più alla supremazia della razza bianca, la violenza che gli indiani usavano viene vista a posteriori con maggiore comprensione che quella usata dai bianchi invasori. Si possono addurre maggiori giustificazioni sul conto degli indiani, in quanto specifiche insurrezioni erano causate da imbrogli dei mercanti bianchi, dall'obbligo di vendere i loro territori, dal lavoro forzato e dalla schiavitù, oltre che nella soppressione della cultura indiana e dalla violazione dei trattati da parte dell'uomo bianco, che non rispettava i confini dei territori e non pagava le annualità stipulate.

Un'altra considerazione generalizzata diceva che gli indiani, nei primi contatti con l'uomo bianco, erano per lo più pacifici, curiosi e fiduciosi. Considerando la palese minaccia portata dai bianchi, il loro atteggiamento fiducioso esprime molto del loro carattere originale e raggiunge il livello di un'umanità quasi moderna in tutti gli anni seguenti pieni di difficoltà e di violenze. In buona sostanza, gli indiani persero la "Guerra dei 4 secoli" non per mancanza di valore e di capacità. A detta di tutti avevano guerrieri molto abili e delle ottime tattiche di guerriglia: il tenersi nascosti e provare iniziative individuali sono tattiche adottate da molti eserciti moderni. Vennero sconfitti dal numero soverchiante di soldati e dalla loro mancanza di unità. Se gli indiani avessero mantenuto un fronte unico nei vari momenti storici, avrebbero avuto il controllo del continente fino ai tempi moderni e anche uno Stato indiano indipendente, all'interno degli Stati Uniti.

Per quanto riguarda questo aspetto, se l'uomo bianco avesse trattato gli indiani in maniera illuminata e democratica, una tale entità politica potrbbe esistere anche oggi. Visto quanto la cultura e la filosofia indiana offrono all'umanità di oggi, specie sotto l'aspetto di una concezione ecologica del mondo, molti riscriverebbero la storia, con gli indiani con una storia ed un destino diversi. All'inizio si era stabilita una pace. Anche se precaria, era pur sempre una pace, senza cui la colonia di Jamestown non sarebbe sopravvissuta. A causa delle malattie, solo 150 dei 900 coloni inglesi iniziali rimasero dopo i primi tre anni.

Gli indiani della Confederazione di Powhatan avrebbero potuto distruggere la colonia nei primi tempi in cui lottava per sopravvivere. Ma sono ignoti i motivi per cui preferirono non sconfiggerli. La decisione in merito alla pace o alle guerre era nelle mani di Wahunsonacock o re di Powhatan, come lo chiamarono i coloni inglesi. Il padre aveva fondato la potente Confederazione delle tribù della costa paludosa e Wahunsonacock l'aveva ulteriormente rafforzata. Forse i motivi di mantenere la pace erano politici: magari credeva che tramite l'influenza degli inglesi avrebbe potuto espandere il suo impero. Il rapporto tra il capitano Smith, capo della colonia fino al 1609, e Wahunsonacock aveva l'aspetto di una pace duratura. Le leggende raccontano del ruolo che ebbe Pocahontas, figlia del re, per conservare la pace, dato che provava simpatia per i coloni fin da bambina e che salvò la vita a Smith. Il suo matrimonio con John Rolfe, avvvenuto molti anni dopo, contribuì a mantenere la stabilità nel periodo in cui la richiesta di tabacco europea era aumentata parecchio ed erano anche arrivati con le navi nuovi coloni, provocando invasioni di territorio e incidenti sanguinosi. Comunque la pace durò altri quattro anni dalla morte di Wahunsonacock. Benché suo fratello Opechancanough, suo successore, si fosse impegnato a mantenere la pace, in realtà cospirava vendetta per le molte offese arrecate agli indiani.

Tuttavia, nonostante il rancore di Opechancanough, la pace sarebbe stata mantenuta se gli inglesi non avessero giustiziato un indiano sospettato di aver ucciso un mercante bianco. Dopo quell'incidente, Opechancanough decise, nel 1622, di attaccare i coloni inglesi nei campi di tabacco, uccidendo 347 persone, tra uomini, donne e bambini. Da quel momento avevano come principale scopo sterminare gli indiani con ogni mezzo. Invitando gli indiani ad un consiglio di pace, allo scopo di stipulare un trattato, i coloni avvelenarono i fiduciosi rappresentati delle tribù che li avevano attaccati; il vecchio ed astuto Opechancanough riuscì comunque a scappare. Le scaramucce durararono ad intervalli per dieci anni, finché nel 1632, a causa della stanchezza di ambedue le parti, si raggiunse un accordo di pace. Ma Opechancanough macchinava vendetta e i suoi guerrieri assalirono la colonia il 18 aprile 1644, quando egli aveva superato i 100 anni di età.

Gli indiani uccisero 500 inglesi, su una popolazione di 8.000 individui, in veloci attacchi su insediamenti esterni. I coloni, sotto il comando del governatore William Berkeley, si organizzarono presto, sferrando un contattacco: piccoli gruppi ben armati percorsero il territorio indiano, assalendo e distruggendo i villaggi. Nel 1646 i soldati inglesi catturarono Opechancanough. Portarono il vecchio ed emaciato capo tribù sulla sua lettiga a Jamestown, dove fu ucciso da una guardia adirata.