Storia dei nativi americani

 

Indiani Nativi Americani

Grandi laghi e foreste, praterie e deserti, le aspre catene montuose, le coste favorevoli alla pesca: una sconfinata varietà di ambienti, generosi oppure estremi. In questa palestra dell’evoluzione che era il Nord America, giunsero, nell’età della pietra, i primi gruppi umani provenienti dall’Asia e i loro discendenti restarono isolati dal resto del mondo per migliaia di anni. Nel continente americano si verificò un’evoluzione culturale separata, il cui risultato furono gli indiani, non una, come si è portati a pensare, ma tante culture e molteplici adattamenti ai diversi ambienti.

Quando infatti giunse in Nord America l’altra parte dell’umanità, cioè i francesi, gli inglesi e gli spagnoli, i pellerossa avevano sviluppato vari tipi di economia. Non solo c’erano i cacciatori di bisonti ma anche comunità meno conosciute di pescatori di salmoni, cacciatori di balene, agricoltori, pastori e anche predoni. Gli antropologi dividono gli indiani in 10 aree culturali. Semplificando l'argomento si può rendere indicare la varietà di usanze considerando tre gruppi principali:il primo era il gruppo dei “favoriti da Madre Natura” che comprendeva gli indiani del Nord-Ovest (come i Nootka e i Salish), quelli della California (per esempio Shasta e Yuma) e le tribù dell’Est (come i Micmac e i Cherokee).

cultura indiani damerica nativi americani

Praticavano la pesca e la caccia, l’orticoltura, la raccolta di vegetali spontanei e il commercio. Erano i benestanti del mondo indiano; il loro ambiente si presentava infatti ricco e vario e non occorreva sfruttarlo con l’agricoltura estensiva. L’abbondanza di risorse portò a un sovrappiù alimentare che liberò le persone dalla ricerca del cibo e permise loro di dedicarsi ad attività artistiche ovvero la scultura e la pittura eseguite dagli uomini mentre l’intreccio, il ricamo e la tessitura, realizzati dalle donne. In questi ambienti, così come nelle Grandi Pianure, nacque la democrazia, senza che nessuno conoscesse l’ateniese Pericle (V secolo a.C.) il suo inventore per convenzione. Se è vero, come sostiene il premio Nobel per l’economia Amartya Sen, che la democrazia non consiste solo nell’andare a votare ma anche nella possibilità di partecipare alle decisioni gli indiani di queste regioni avevano i requisiti per essere considerati democratici.

Vivevano in comunità basate sul clan e sulla tribù sufficientemente piccole perché le informazioni corressero veloci e senza troppe distorsioni e se quiesto non fosse bastato a tenere tutti informati c’erano i cantastorie con i loro “notiziari” sempre abbastanza aggiornati esattamente come nell'Europa medioevale. A decidere era il consiglio del clan in assemblee cui tutti i membri potevano partecipare e prendere la parola e dove le qualità oratorie erano molto apprezzate. Il clan mandava i propri rappresentanti al consiglio della tribù per le questioni più generali. I capi clan erano dunque i portavoce di decisioni condivise e se sbagliavano venivano destituiti al contrario di quanto accade ancora oggi da noi... L’abitudine alla democrazia è riflessa nella costituzione della lega degli Irochesi, di cui facevano parte 5 tribù indiane, che prevedeva una sorta di parlamento bicamerale.

C’erano però delle eccezioni come quelle presso i Kwakiutl dai quali si ebbe la comparsa di una potente classe sacerdotale ed esisteva la schiavitù dove gli schiavi erano i nemici catturati, mentre i rituali di certe tribù favorirono l’ascesa di personaggi di rango: nella cerimonia del potlatch, diffusa nel Nord-Ovest, l’ospite offriva doni agli invitati, elevandosi socialmente (come avveniva in Mesopotamia nel processo di formazione delle prime città-Stato) e alimentando una rete di solidarietà basata sullo scambio di doni. L’organizzazione della società non era ovunque la stessa. La famiglia irochese era matrilineare: l’uomo si trasferiva nel villaggio della moglie e i beni passavano dalle madri alle figlie. Gli Algonchini dei Grandi Laghi, al contrario, avevano un sistema patrilineare. Il secondo grande gruppo culturale indiano era quello del Sud-Ovest, ossia degli “sfavoriti da Madre Natura” che vivevano in territori aridi. Qui, vista la scarsità di risorse, gli indiani realizzarono canalizzazioni capaci di alimentare coltivazioni estese di mais. Questi popoli, insediati in Colorado,Arizona,Texas e Oklahoma, sono conosciuti come i Pueblo, dal nome delle loro abitazioni: case “condominiali” a più piani di pietra o mattoni. Gli indiani di questo gruppo, che comprendeva per esempio gli Hopi e gli Zuni, costruivano anche piramidi in terra e legno, simili ai templi maya e chiamate mound temple, dove i sacerdoti celebravano i riti religiosi.

Gli alimenti venivano immagazzinati per la collettività e in alcune tribù i responsabili della distribuzione del cibo diventarono capi assoluti, al pari che nell’antico Egitto. Ricerche archeologiche indicano anche che le capre di montagna venivano rinchiuse in recinti, forse nel tentativo di addomesticarle, ma l’allevamento vero e proprio si diffuse soltanto grazie alla vicinanza con il Messico, dove gli spagnoli avevano importato pecore e bovini. Nel Sud-Ovest vivevano anche le tribù di predoni del gruppo degli Athapaskan, che comprendeva i Navajo e gli Apache. Quando gli indiani Pueblo impararono ad allevare i cavalli, portati in America dagli spagnoli, gli Athapaskan impararono a rubarli, e sembra che siano state proprio le etnie athapaskane, come i Kiowa e gli Ute, a diffondere la cultura del cavallo fino ai Sioux delle Grandi Pianure. Secondo un’altra ipotesi, tuttavia, i fatti si sarebbero svolti diversamente.  Fra il Mississippi e le Montagne Rocciose, nell’immensa pianura punteggiata dai bluff, le tipiche basse colline, vivevano gli indiani del terzo tipo: gli ecologisti profondi, come quelli del gruppo Sioux Dakota, la cui filosofia di vita si può riassumere nel detto “Ogni essere vivente è mio parente”. Erano democratici anche con i bambini, che venivano molto ascoltati e mai picchiati. Se poi un maschio preferiva dedicarsi ad attività femminili non veniva osteggiato e l'omosessualità veniva riconosciuta come parte integrante della natura. Sebbene molte tribù fossero in lotta tra loro la guerra non mirava mai a un possesso di un territorio, nè allo sterminio del nemico, piuttosto si compivano sortite notturne per rubare beni agli avversari, evitando lo scontro diretto. Se però questo avveniva, si preferiva ferire l’avversario che ucciderlo. La sussistenza degli indiani delle praterie era assicurata dai bisonti, che in un certo senso “si allevano da sé”. Il bisonte infatti si nutre di erba, che cresce meglio sui terreni dissodati dai suoi zoccoli e concimati dai suoi stessi escrementi.

Poteva pesare due tonnellate ed era tutto per gli indiani infatti oltre alla carne si utilizzavano la pelle, le ossa, i tendini e le interiora per realizzare coperture delle capanne, calzature, vestiti, borse, contenitori per il cibo e l’acqua. Inizialmente, la caccia era praticata da uomini e donne: si isolavano i capi più deboli o si spaventavano alcuni animali per spingerli verso un precipizio poi, con l’arrivo del cavallo, le donne si dedicarono solo alla lavorazione delle carcasse, lasciando agli uomini la caccia.  Gli indiani come società umana ebbero l'occasione di poter divenire una società evoluta a tutti gli effetti anche se portarono con sè due fattori che li llimitarono nella scelta e li bloccarono nella loro crescita ovvero scarsa resistenza alle malattie e la non conoscenza del ferro: purtroppo l'arrivo dell'uomo bianco bloccò per sempre questa opportunità poiché grazie alle malattie introdotte dalla società europea vennero falcidiati milioni di indiani, cosa che non bastò a far scomparire la razza rossa, bensì la portò ad accettare le usanze dell'uomo bianco fino a far nascere gli stessi difetti caratteriali anche negli appartenenti alle tribù cosa che diede il colpo di grazia alla società indiana che ancora oggi fatica ad emergere dalle sabbie dell'oblio culturale nelle quali l'uomo bianco li ha spinti.