La fanciulla che si arrampicò in cielo

La fanciulla che si arrampicò in cielo (Arapaho-Caddo)

Una mattina parecchie ragazze uscirono dal loro villaggio di tepees per andare a far legna. Tra loro c’era Sapana, la più bella ragazza del villaggio, e fu lei la prima a vedere il porcospino seduto sotto un grande pioppo. Allora chiamò le altre dicendo: «Aiutatemi a prendere questo porcospino e dividerò con voi le sue spine». Il porcospino cominciò ad arrampicarsi sul pioppo, ma i primi rami dell’albero erano vicini al suolo e Sapana lo seguì senza difficoltà. «Svelte!» gridò. «Sta arrampicandosi. Dobbiamo prendere le sue spine per ricamare i nostri mocassini.» Tentò di colpire il porcospino con un bastone, ma l’animale si arrampicò di quel tanto che bastava per portarsi fuori tiro. «Voglio quelle spine» disse Sapana. «Se necessario seguirò il porcospino fino in cima all’albero.» Ma a mano a mano che essa si arrampicava, il porcospino saliva più in alto. «Sapana, sei troppo in alto» l’avvertì da terra una delle sue amiche. «Faresti bene a scendere.» Ma la fanciulla continuava a salire e le pareva che l’albero seguitasse ad allungarsi verso il cielo. E quando giunse alla cima del pioppo vide qualcosa sopra di sé, solida come un muro, ma brillante. Era il cielo.

Di colpo Sapana si trovò nel bel mezzo di un accampamento. La cima dell’albero era scomparsa e il porcospino si era trasformato in un brutto vecchio. A Sapana non piacque l’aspetto dell’uomo porcospino, ma questi le rivolse parole gentili e la condusse a una tenda dove vivevano suo padre e sua madre. «Ti ho spiata da lontano» le disse. «Tu non sei soltanto bella, ma anche operosa. Qui abbiamo molto da fare e voglio che tu diventi mia moglie.» L’uomo porcospino la mise al lavoro quello stesso giorno, a raschiare e tirare le pelli di bisonte e a fare indumenti. Quando scese la sera, la fanciulla uscì dal tepee e sedette in solitudine, domandandosi se sarebbe mai potuta tornare a casa. Tutto nel mondo del cielo era color marrone e grigio e lei sentiva la mancanza dei verdi alberi e dell’erba della terra. Ogni giorno l’uomo porcospino si recava a caccia, e sempre ne tornava con un carico di pelli di bisonte che Sapana poi doveva lavorare, e al mattino, quando lui era via, era compito della fanciulla andare a scavare rape selvatiche. «Quando scavi in cerca di radici, bada a non scavare troppo a fondo» la mise in guardia l’uomo porcospino.

Una mattina Sapana trovò una rapa insolitamente grossa. Con molta fatica riuscì a staccarla dalla terra con il suo bastone da scavo, e quando la sollevò fu sorpresa nel vedere che la rapa aveva lasciato un buco attraverso il quale si poteva vedere, sotto, la verde terra. Molto lontano, lì sotto, essa vide fiumi, montagne, cerchi di tepees, persone che andavano qua e là. Adesso capì perché l’uomo porcospino l’avesse avvertita di non scavare troppo a fondo. Poiché non voleva che lui scoprisse che lei aveva trovato il buco nel cielo, Sapana rimise accuratamente a posto la rapa. Tornando al tepee, pensò a un progetto per poter tornare sulla terra. Quasi ogni giorno l’uomo porcospino le portava pelli di bisonte da raschiare, ammorbidire e lavorare per farne indumenti. Quando faceva i vestiti, avanzavano sempre strisce di nervi, e Sapana prese a nascondere e ad accumulare queste strisce, sotto il proprio giaciglio. Infine, accumulò tante strisce da farne una corda abbastanza lunga, secondo lei, per calarsi fino a terra.

Una mattina, dopo che l’uomo porcospino fu uscito per la caccia, essa unì annodandole l’una all’altra tutte le strisce che aveva messo da parte e tornò al luogo in cui aveva trovato la grossa rapa. La staccò da terra e allargò il buco in modo che il suo corpo potesse passarvi attraverso. Posò il bastone da scavo di traverso sull’apertura e vi assicurò un capo della lunga corda di cui si legò l’altro capo attorno al petto, sotto le ascelle. Pian piano incominciò a calarsi svolgendo la fune. Passò molto tempo prima che fosse abbastanza bassa da distinguere chiaramente le cime degli alberi, e a quel punto la corda finì. Non l’aveva fatta abbastanza lunga da calarsi fino a terra; non sapeva che fare. Rimase lì appesa a lungo, dondolandosi avanti e indietro sopra gli alberi. In lontananza udiva, fioco, un latrare di cani e voci di persone che si chiamavano nel suo villaggio di tepees, ma la sua gente era troppo lontana per vederla. Dopo qualche tempo udì suoni provenire dall’alto; la fune incominciò a scuotersi violentemente. Una pietra scagliata dal cielo la mancò di poco, e poi Sapana udì l’uomo porcospino che la minacciava di morte se non fosse risalita subito.

Un’altra pietra le sfiorò un orecchio. Più o meno in quel momento l’Avvoltoio incominciò a volteggiare sotto di lei. «Vieni ad aiutarmi» lo chiamò Sapana. L’uccello veleggiò sotto i suoi piedi varie volte e Sapana gli narrò tutto quello che le era capitato. «Monta sul mio dorso» disse l’Avvoltoio «e ti porterò sulla terra.» Essa montò sul dorso dell’uccello. «Sei pronta?» le domandò l’Avvoltoio. «Sì» rispose lei. «Lascia andare la corda» ordinò l’Avvoltoio, e incominciò a volare verso il basso, ma la fanciulla era troppo pesante per lui e la discesa si fece troppo veloce. L’Avvoltoio vide il Falco passare sotto di lui e lo chiamò; «Falco, aiutami a riportare questa fanciulla alla sua gente». Il Falco volò con Sapana sul dorso finché la fanciulla non riuscì a vedere chiaramente il tepee della sua famiglia. Ma allora il Falco si sentì molto stanco e l’Avvoltoio dovette riprendersi sul dorso la fanciulla. L’Avvoltoio volò veloce verso il basso attraverso gli alberi e si posò appena fuori del villaggio di Sapana. Prima che essa potesse ringraziarlo, era già rivolato in cielo. Sapana riposò un poco, poi si avviò molto lentamente verso il tepee dei suoi genitori. Era debole, sfinita. Lungo il cammino vide una ragazza venirle incontro. «Sapana!» esclamò la ragazza. «Ti credevamo morta.» Poi l’aiutò a raggiungere il suo tepee.

Dapprima la madre non voleva credere che si trattasse della figlia tornata dal cielo. Poi l’abbracciò piangendo. La notizia del ritorno di Sapana si sparse rapidamente nel villaggio e tutti vennero a darle il bentornato. Sapana narrò la sua storia e in particolare parlò della gentilezza dimostratale dall’Avvoltoio e dal Falco. Da allora, ogni volta che la gente della sua tribù andò alla grande caccia, lasciò sempre un bisonte perché l’Avvoltoio e il Falco potessero cibarsene.