Il ritorno dell’Uomo del Gelo (Cherokee)

Il ritorno dell’Uomo del Gelo (Cherokee)

Una volta, d’autunno, sui Grandi Monti Fumosi nel bosco presero fuoco delle foglie secche, e prima che la gente potesse spegnere le fiamme calpestandole, esse raggiunsero un grosso pioppo. L’albero bruciò fino a diventare cenere, e il fuoco scese anche alle radici scavando una grande buca nel terreno. Arse e arse, e la buca divenne sempre più grande, al punto che la gente si spaventò temendo che il fuoco bruciasse l’intero mondo. Molte volte tentarono di estinguere l’incendio, ma questo era sceso ormai troppo in profondità, e nessuno sapeva che cosa fare. Finalmente un capo disse che l’unico in grado di spegnere il fuoco era l’Uomo del Gelo, che viveva in una casa di ghiaccio molto lontano a nord. Il capo convocò il popolo a concilio per scegliere due messaggeri che andassero al nord a cercare l’Uomo del Gelo.

Dopo un lungo viaggio i due messaggeri trovarono l’Uomo del Gelo. Era molto vecchio, con lunghi capelli annodati in due trecce che gli scendevano fino a terra. I messaggeri gli spiegarono perché erano venuti a chiedere il suo aiuto. «Sì,» rispose l’Uomo del Gelo «io posso aiutarvi a spegnere quell’incendio.» E cominciò a disfare le lunghe trecce. Quando ebbe finito, prese una ciocca di capelli in una mano e la batté sull’altra mano, e i messaggeri sentirono un vento gelido soffiare sui loro visi. Ancora una volta il vecchio batté i capelli sulla mano aperta, e cominciò a cadere una leggera pioggia.

Per la terza volta batté i capelli contro la mano aperta, e piccoli chicchi di grandine risonarono sul terreno, e quando batté per la quarta volta cominciò a cadere fitta la neve, e pareva che i fiocchi uscissero dalle punte dei suoi capelli. «Tornate al vostro villaggio» disse l’Uomo del Gelo. «Sarò da voi fra pochi giorni.» I messaggeri tornarono in fretta alla loro gente, che era ancora raccolta, impotente, attorno alla grande buca incandescente. Pochi giorni dopo, mentre tutti sorvegliavano impauriti l’incendio, prese a soffiare un forte vento da nord, ed essi seppero che veniva dall’Uomo del Gelo. Ma il vento non fece altro che ravvivare il fuoco. Poi cominciò a cadere una pioggia sottile, ma sembrava che le gocce rendessero il fuoco più caldo, facendone scaturire vapori bollenti.

Poi la pioggerella si mutò in una violenta grandinata che smorzò le fiamme ma fece sprigionare dalle rosse braci nuvole di fumo. Mentre le persone fuggivano a ripararsi nelle loro case, la bufera divenne un turbine che scagliò infiniti fiocchi di neve in tutti i crepacci infuocati e coprì le braci con una coltre bianca fino a che il fuoco non fu veramente morto. Allora, nella buca scavata dall’incendio non si vide più nemmeno un filo di fumo. Quando alla fine la bufera cessò, la gente ritornò e al posto della grande buca infocata trovò un laghetto. Oggi alcuni, sui Grandi Monti Fumosi, dicono che sotto le acque del laghetto si può ancora udire il crepitio di carboni ardenti.