Godasiyo la donna capo (Seneca)

Godasiyo la donna capo (Seneca)

Al principio del tempo, quando l’America era nuova, una donna capo di nome Godasiyo governava un villaggio indiano accanto a un grande fiume nell’Est. In quei giorni, tutte le tribù parlavano una stessa lingua e vivevano in pace e in armonia. Poiché Godasiyo era un capo saggio e moderno, molti venivano anche da lontano per vivere nel suo villaggio e non avevano difficoltà nel comprendersi a vicenda. Alla fine, il villaggio diventò così grande che metà della gente viveva sulla riva settentrionale del fiume e metà sulla riva meridionale. Trascorrevano molto tempo andando in canoa da una parte all’altra del fiume per scambiarsi visite, partecipando a danze e offrendosi vicendevolmente doni di cacciagione, pelli, pellicce, frutta secca e bacche.

La casa del concilio della tribù era sulla riva meridionale del fiume, il che costringeva coloro che vivevano sulla sponda settentrionale a compiere frequenti traversate in canoa per consultare il loro capo. Alcuni si lamentavano di questo, e per rendere più facile a tutti l’attraversamento della rapida corrente, Godasiyo ordinò di costruire un ponte fatto di tronchi e virgulti saldamente uniti. Questo ponte rese di nuovo unita la tribù, e la gente elogiò Godasiyo per la sua saggezza. Non molto tempo dopo, un cane bianco fece la sua apparizione al villaggio e Godasiyo lo volle per sé. Dovunque lei andasse, il cane la seguiva e la gente della sponda settentrionale del fiume diventò gelosa dell’animale.

Cominciarono a mettere in giro chiacchiere sull’animale, dicendo che era posseduto da uno spirito maligno e che avrebbe causato sciagura alla tribù. Un giorno, una delegazione della sponda settentrionale attraversò il fiume e andò alla casa del concilio e chiese a Godasiyo che il cane bianco fosse ucciso. Quando lei si rifiutò, i delegati tornarono alla loro riva del fiume, e quella stessa notte distrussero il ponte. Da quel momento gli abitanti della sponda settentrionale e quelli della sponda meridionale incominciarono a vedersi di malocchio. La tribù si divise in due fazioni, una che rifiutava il potere di Godasiyo e l’altra che lo sosteneva. Il malanimo fra loro si fece così profondo che Godasiyo previde che il prossimo passo avrebbe sicuramente portato alla lotta e alla guerra.

Sperando di evitare spargimenti di sangue, convocò tutti i membri della tribù che la sostenevano a una riunione nella casa del concilio. «Il nostro popolo» ella disse «è diviso da qualcosa di più di un fiume. Tra noi non vi è più buona volontà né serenità. Poiché non desidero veder combattere fratello contro fratello, propongo che coloro i quali mi riconoscono come capo mi seguano a occidente risalendo il grande fiume, per costruire un nuovo villaggio.» Quasi tutti coloro che erano presenti alla riunione la seguirono. Preparandosi alla migrazione, costruirono molte canoe di corteccia di betulla. Due giovani, che erano stati emuli in gare di canoa, si offrirono volontariamente di costruire una speciale imbarcazione per il loro capo.

Con robusti pali, fissarono insieme due grandi canoe e poi allestirono una piattaforma che si estendeva sullo spazio fra le due canoe. Su di essa misero un seggio per Godasiyo e casse in cui riporre la sua roba, gambiere di scorta, cinture, vestiti, mocassini, mantelli, berretti, lesine, aghi e ornamenti. Alla fine, ogni cosa fu pronta. Godasiyo prese posto sulla piattaforma con il suo cane bianco accanto, e i due giovani che le avevano costruito l’imbarcazione incominciarono a spingere la doppia canoa con le pagaie. Dietro di loro i sostenitori e difensori di Godasiyo misero in acqua le loro canoe, che contenevano tutti i loro beni. Questa flotta di canoe copriva le rilucenti acque del fiume nelle due direzioni fin dove arrivava lo sguardo.

Dopo che ebbero remato per un lungo tratto, giunsero a una biforcazione del fiume. Godasiyo ordinò ai due giovani rematori di fermarsi nel mezzo del fiume finché gli altri non li avessero raggiunti. In pochi minuti la flotta fu divisa, metà delle canoe a sinistra, metà a destra di Godasiyo. Godasiyo e la gente ai due lati di lei cominciarono a discutere sui vantaggi e gli svantaggi delle due direzioni del fiume. Alcuni volevano andare da una parte, altri dall’altra. Le discussioni si accesero d’ira. Godasiyo disse che lei avrebbe seguito la direzione che il suo popolo avrebbe scelto, ma non riuscirono a mettersi d’accordo. Finalmente quelli sulla destra volsero la prua delle loro canoe sul canale di destra, mentre quelli sulla sinistra presero a pagaiare verso sinistra. E così la tribù cominciò a dividersi.

Quando questo movimento ebbe inizio, anche i due giovani che portavano la canoa di Godasiyo si trovarono in disaccordo circa la direzione da prendere e attaccarono una violenta discussione. Quello che stava a destra affondò la sua pagaia nell’acqua e prese a vogare verso destra, e contemporaneamente quello che stava a sinistra fece il contrario. All’improvviso la piattaforma su cui si trovava Godasiyo scivolò fuori dei supporti e precipitò nel fiume, trascinando con sé la donna capo. Udendo il grande tonfo nell’acqua, la gente sui due lati volse le canoe e tutti cercarono di salvare il loro amato capo.

Ma Godasiyo e il suo cane bianco, la piattaforma e tutti i suoi averi erano andati a fondo e non si vedeva nell’acqua altro che pesci che nuotavano su e giù. Sconvolta dal tragico avvenimento, la gente delle due fazioni cominciò a cercare di parlarsi, ma benché gridassero parole da una parte e dall’altra, quelli di destra non capivano quelli di sinistra e quelli di sinistra non capivano quelli di destra. Quando Godasiyo era annegata nel grande fiume, la lingua del suo popolo si era trasformata in più lingue. Questo fu il modo in cui gli indiani si divisero in molte tribù sparse attraverso l’America, ciascuna delle quali con una lingua diversa.