Geronimo

Nativi Americani famosi Indiani Geronimo

(Goyathlay)
Bedonkohe

Nato a Sorgenti del Gila 1829
Morto a Fort Sill 1906

Insieme a Toro Seduto, Geronimo è il più famoso capo indiano del diciannovesimo secolo, che fu costretto a passare gli ultimi anni della sua esistenza nelle prigioni di Fort Sill in Oklahoma dove passò a raccontare la storia della sua vita che fu messa per iscritto e venne presa dal ministero della guerra con poco entusiasmo anche se il presidente Roosevelt fu costretto a concedere il permesso di farla pubblicare e apparve con il titolo Geronimo: questa pubblicazione permette di entrare a conoscienza di particolari inerenti della gioventù di Geronimo.

Geronimo capo indiano nativi americani

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Egli nacque nel 1829 come figlio di un semplice apache di nome Taklishim nei pressi delle sorgenti del fiume Gila, in Arizona; alla nascita il suo nome fu Goyathlay, fino al momento che i messicani non lo soprannominarono Geronimo  o per meglio dire Hieronymus.  Passò una gioventù con i suoi fratelli in maniera tranquilla e felice,  infatti il luogo dove risiedevano gli Apache Bedonkohe era molto fertile come terra era normale che anche i bambini lavorassero nei campi. Cacciò fin da giovanissima età diverse specie animali e le sue armi furono sempre arco e frecce.

Gli Apache Bedonkohe ebbero pochi contatti con i bianchi infatti in gioventù Geronimo potè vedere una volta un missionario. Quando Geronimo cominciò ad avere contatti con  i visi pallidi fu sempre una cosa intrisa di dolore e tragedie di vario genere esattamente come lo furono anche i successivi. Una ragazza apache di nome Alope che corteggiava da tempo, divenne sua moglie e gli diede tre figli creando così una giovane famiglia che viveva serena e felice. Quando Geronimo aveva circa trentanni fu colpito da un colpo del destino destinato a lasciare il segno non solo sulla sua vita, ma su tutta l'evoluzione storica del Sud-Ovest. Mentre nel 1858 prendeva parte a una spedizione in Messico dove i Bedonkohe andavano per concludere affari con commercianti sul confine, le donne e i bambini indifesi lasciati al campo furono attaccati da soldati messicani e uccisi senza pietà.

Tra i morti si trovavano anche la madre, la moglie e tutti e tre i figli di Geronimo che, impietrito, rimase davanti ai corpi delle persone che erano state più care a lui: questo evento lo trasformò profondamente facendolo mutare da guerriero generoso e paziente in una macchina da guerra che ottenne subito vendetta sui messicani che avevano attuato quella strage venendo in seguito acclamato come un capo già in quel tempo in cui era molto giovane. Dopo la morte di Cochise le cose nei luoghi preposti a rinchiudere gli indiani si fecero insopportabili e quindi Geronimo lasciò la riserva, con circa ottanta guerrieri riprendendo la guerra contro gli americani e i messicani. Geronimo dopo aver vissuto una intera vita a combattere i sopprusi americani, disse che gli sarebbe bastato che i bianchi si fossero accontentati di coltivare la terra su cui stava la sua gente invece di imprigionare e rendere schiavi i suoi fratelli. Gli Apache stavano diminuendo di numero e lui avrebbe voluto solo consentire alla sua gente di tornare nella propria terra perché là avrebbe voluto trascorrere gli ultimi gionri della sua esistenza per essere sepolto vicino alle ossa dei suoi Avi.

Il desiderio di Geronimo fu esaudito solo in parte poichè non poté vedere il ritorno della sua tribù in prima persona.

Il presidente Roosevelt, per il cui insediamento Geronimo si era recato a New York, fece la vuota promessa che avrebbe parlato del caso alle autorità competenti, aggiungendo però di non nutrire molte speranze. A Fort Sill Geronimo era una grande attrazione per i visitatori che osservavano con compiaciuto orrore il capo apache muscoloso e di bell'aspetto delle cui imprese eroiche e delle cui crudeltà si era molto raccontato mentre davanti ai loro occhi era ormai diventato un pacifico contadino, la cui moglie malaticcia si occupava della casa, pieno di amore e di orgoglio per i suoi figli e che amava scrivere lettere ai fratelli della sua tribù, nella riserva di San Carlos. Nel 1903 si era convertito al cristianesimo e tutte le domeniche andava in chiesa, indossando abiti eleganti. Nel 1905, Geronimo si sposò per l'ultima volta. Nell'estate dello stesso anno, il 1905, aveva preso parte all'ultima caccia al bisonte, organizzata come uno "show". Nel 1908 girò per qualche mese il paese con il Pawnee Bill's Wild West Show. Si racconta che vendesse i bottoni d'ottone della sua giacca, per 1 dollaro l'uno, come souvenir, e che l'astuto capo durante la notte ne riattaccasse di nuovi. Il 17 febbraio 1909, Geronimo morì in una piccola capanna, vicino all'ospedale di Fort Sill.

Poco tempo prima era stato sorpreso durante una cavalcata dal maltempo e aveva preso una grave polmonite. Appena prima della sua morte fece mettere il basto e imbrigliare il suo cavallo, poi afferrò le redini. Alla sua morte il cavallo fu ucciso. Geronimo, l'ultimo grande capo guerriero degli Apache, poteva ora andare nei territori di caccia eterni. Le sue spoglie furono sepolte nel cimitero apache a Cache Creek e sulla sua tomba fu eretta una piramide di pietra la cui punta era sormontata da un'aquila.