Capo Giuseppe

Nativi Americani famosi Capo Giuseppe

Hin-mah-too-yah-lat-kekht tribù dei Nez Percé

Nato a Est dell'Oregon (nel 1840)
Morto a Nespelem (21.09.1904)

Capo Giuseppe passò un'infanzia spensierata e tranquilla nella valle di Wallowa, suo padre, lo indicò suo erede carismatico molto presto facendogli dare un'ottima educazione. Nonostante Giuseppe non fosse molto aggressivo di carattere e non avesse avuto la maniera di mettere alla prova le sue doti di guerriero come succedeva tra i Sioux o gli Cheyenne, aveva imparato tutto quello che un guerriero doveva sapere ma suo padre era stato molto attento nel preparare suo figlio, dal punto di vista del carattere e dello spirito che non alla sua carica di futuro capo.

Nativi Americani famosi Capo Giuseppe

Nativi Americani famosi Capo Giuseppe

Nel giovane Capo Giuseppe si vedevano riflesse le caratteristiche caratteriali e le abitudini di suo padre come nobiltà d'animo, timore di Dio, senso di responsabilità e coraggio, oltre a una eccezionale qualità oratoria. Secondo il mito indiano, Dio creò terra per gli Indiani ed era come se avesse disteso un panno al di sopra vi mise gli Indiani allora iniziarono a scorrere i fiumi. Poi vennero creati i pesci nei fiumi, la selvaggina sulle montagne e disse che si moltiplicassero. Infine il Creatore donò la vita agli Indiani. Se ne andavano in giro e quando vedevamo pesci e selvaggina, sapevamo che erano stati creati per loro. Vennero create quindi le radici e le bacche perché le donne le potessero raccogliere. Come si vede il mito assomiglia stranamente a ciò che riporta la Bibbia. Dopo aver rifiutato di firmare il trattato del 1863, il padre di Giuseppe disse ai suoi due figli, Giuseppe e Ollokot, che la valle di Wallowa non rientrava nel nuovo trattato che il traditore Lawyer aveva firmato.

I tumulti della guerra di secessione distolsero per alcuni anni l'attenzione degli Americani dal territorio del Nord-Ovest. Morto Giuseppe il vecchio nel 1871 suo figlio divenne il capo dei Nez Percé della regione di Wallowa ma subito dopo l'evento vi furono rappresentanti del Governo americano che ordinarono alla tribù di sloggiare dalla valle Wallowa, nonostante le resistenze di capo Giuseppe che però ottenne dal Presidente grant un decreto legislativo che impediva ogni tio di insediamento attuato da bianchi all'interno del territorio indiano, purtroppo venne infranto due anni dopo dando il permesso di "colonizzare" la terra in questione rubando letteralmente la terra alle popolazioni insediate.

Capo Giuseppe fu purtroppo costretto a far abbandonare le terre dei suoi avi alla sua gente perché le preponderanti volontà dei rappresentanti dell'esercito lo obbligarono pur di evitare una guerra che avrebbe portato la sua gente ad essere sterminata, a cedere alle "richieste" degli Stati Uniti anche se le solite teste calde non ascoltando gli ordini di Capo Giuseppe fecero scatenare la furia omicida dei militari americani verso la tribù dopo varie uccisioni: il grande capo allora saperìndo quale fosse la sorte spettante per coloro che venivano spostati nelle riserve organizzò una lunga marcia per portare la sua gente in Canada dove altre tribù avevano trovato rifugio purtroppo per vari motivi non ultime le spiate di collaborazionisti indiani non riuscì e dopo varie battaglie con esiti spesso positivi per i nativi Nez Percé le forze guerriere, nonostante la guida di capo Giuseppe che aveva cercato in ogni maniera di non usare la forza e la guerra, dovettero capitolare alla insistente alterigia dell'esercito americano che con tanta violenza aveva perseguitato un popolo che era nato e cresciuto nelle terre che i latifondisti volevano possedere ad ogni costo.

La tribù di Capo Giuseppe aveva attraversato quasi 2000 miglia ed era riuscita a tenere in scacco i propri inseguitori ma quando anche un altro importante capo della tribù venne ucciso, pur se a malincuore, il capo Giuseppe andò a consegnarsi per chiedere la pace ma non prima di aver parlato con la sua eccelsa arte oratoria a chi si sarebbe definito vincitore, discorso che entrò nella storia indiana proprio per rappresentare una via senza uscita:

"Il generale Howard dice che conosco il suo cuore. Ciò che mi ha raccontato poco fa, lo sento già nel mio cuore. Sono stanco di combattere. I nostri capi sono morti: Looking Glass e Toohoolhoolzote sono morti, I vecchi sono morti. Tocca agli uomini giovani, ma Ollokot, che li guidava, è morto. Fa freddo e non abbiamo coperte. I bambini muoiono di freddo, molti dei miei si sono rifugiati sulle colline, senza coperte ne cibo, nessuno sa dove siano e forse sono già morti di freddo. Desidero avere tempo per cercare e trovare i miei bambini, quelli che ancora potrò trovare. Forse li troverò fra i morti. Ascoltatemi, generali! Sono stanco, e anche il mio cuore è stanco e triste. D'ora in poi non voglio più combattere."

Naturalmente non tutti gli appartenenti alla tribù dei Nez Percé si arresero riuscendo a raggiungere il confine con il Canada come anche la famiglia di Giuseppe, aiutati e accolti da alcuni appartenenti alla tribù dei Cree che li portarono sotto alla protezione di Toro Seduto: ancora una volta i bianchi, in special modo il generale Miles, non mantennero la parola data ai nativi e li fece trasferire, invece che alle terre da dove provenivano, nella riserva a Fort Leavenworth nel Kansas dove molti trovarono la morte per malaria. Dopo molte traversie e problematiche il capo Giuseppe riuscì ad ottenere il permesso di parlare a Washington per portare le ragioni della sua razza e il 14 gennaio 1873 tenne un discorso di fronte al Governo degli Stati Uniti in cui chiedeva al presidente Hayes di permettere alla sua gente di tornatre nella propria terra parlando come segue:

"Non capisco perché per il mio popolo non sia stato fatto nulla. Si parla, si parla e non accade nulla. Le belle parole non riportano in vita il mio popolo morto. Non aiutano neanche il mio paese, che ora è invaso dai bianchi. Non proteggono la tomba di mio padre. Non mi restituiscono i miei cavalli e il mio bestiame. Le belle parole non possono ridarmi i miei figli, le belle parole non liberano il generale Miles dalla promessa fatta. Non ridaranno la salute al mio popolo e non aiuteranno a risparmiare loro una morte prematura. Le belle parole da sole non daranno una patria al mio popolo dove poter vivere in pace e dove poter essere padroni di se stessi.

Sono stanco di dire parole inutili. Mi fa male al cuore ripensare alle tante belle parole pronunciate e alle tante promesse infrante. Sono già state dette troppe cose da uomini che non ne avevano il diritto. Troppe interpretazioni sbagliate, troppi malintesi ci sono stati tra bianchi e Indiani. Se i bianchi vogliono vivere in pace con gli Indiani, lo possono fare senza difficoltà. I disordini si possono evitare. Trattate tutte le persone allo stesso modo, date a tutti le stesse leggi, date a tutti le stesse possibilità di vivere ed evolversi. Tutti gli uomini sono stati creati dallo stesso Grande Spirito. Sono tutti fratelli. La terra è la madre di tutti gli uomini e tutti gli uomini vantano gli stessi diritti sul suo possesso. Potete aspettarvi che l'acqua cominci a scorrere verso l'alto, con le stesse probabilità che qualcuno che è nato libero sia contento se viene imprigionato e gli viene negata la libertà di andare dove vuole. Se legate un cavallo alla sbarra, vi aspettate che cresca forte? Se tenete un indiano in un fazzoletto di terra e lo costringete a rimanervi, non sarà soddisfatto, non potrà crescere e progredire. Ho chiesto a molti grandi capi bianchi, che diritto abbiano di ordinare all'indiano di rimanere in un luogo, quando è costretto a vedere che i bianchi possono andare dove vogliono. Non hanno saputo darmi una risposta.

Chiedo solo al governo di essere trattato come sono trattate le altre persone.

Se non mi è permesso tornare nella mia patria, fatemi almeno vivere in un paese dove il mio popolo non muoia così rapidamente. So che la mia razza deve cambiare. A causa dei bianchi non possiamo continuare a vivere come abbiamo fatto finora. Chiediamo solo di avere la possibilità di vivere come le altre persone. Pretendiamo di essere riconosciuti come persone. Chiediamo che la stessa legge sia applicata nello stesso modo per tutte le persone. Se un indiano infrange la legge, la legge lo punisce! Se è un bianco a infrangere la legge, venga ugualmente punito! Lasciate che io sia un uomo libero, un uomo che si possa muovere liberamente, che possa restare dove vuole, esercitare un'attività commerciale, se lo desidera, che possa scegliere liberamente i propri insegnanti e che possa esercitare in piena libertà la religione dei suoi padri, che sia libero di pensare, di parlare e di agire e io osserverò qualsiasi legge o accetterò la punizione!"

Ovviamente le sue parole caddero nel vuoto ma lo fece entrare nella storia come uno degli indiani più saggi e di onore che è necessario ricordare per onorare la sua memoria e la memoria di tutti coloro che ebbero a soffrire per colpa di poteri economici di stranieri bianchi che non batterono ciglio quando si trattò di eliminare fisicamente donne, anziani, bambini e soprattutto innocenti che volevano solamente difendere la propria terra dalle schiere di invasori che volevano rubare la loro terra, cosa che non è cambiata in nulla da allora perché ancora succede solo per motivi legati al petrolio. Il 21 settembre 1904, capo Giuseppe morì e con lui se ne andava una delle più grandi personalità indiane, è difficile capire ciò che più stupiva in lui, se la sua gran umanità, il suo genio strategico o la sua capacità di oratore, si può solo essere d'accordo con il suo nemico di un tempo, il generale Miles, che diceva di Giuseppe che fosse l'indiano più completo che avesse mai conosciuto.