Aquila Rossa

Aquila Rossa

(William Weatherford, Lamochattee) della tribù dei Creek

Nato a Creek Settleman (nel 1780)
Morto a Monroe County (9.03.1824)

Nelle tribù del Sud-Est non era strano che commercianti bianchi, cacciatori o avventurieri restassero con la tribù a cui facevano parte e arrivassero a diventare capi tribù. Spesso continuavano a usare il nome del proprio padre a fianco del nome indiano. Alexander McGillivray, capo supremo dei Creek, denominato "re dei re" per il proprio valore e che era anche generale di brigata dell'esercito degli Stati Uniti, morì nel 1793. Nato da un avventuriere scozzese e da una donna mezzosangue che a sua volta aveva un francese per padre e un'indiana dei Creek per madre.

Aquila Rossa

Aquila Rossa

La cognata di Alexander McGillivray aveva sposato un commerciante scozzese di nome Charles Weatherford e dalla loro unione erano nati due figli: John e William. Quando il loro padre chise loro se vivere tra i bianchi o tra gli indiani, John scelse il mondo dei bianchi e William quella degli indiani dove grazie alla sua eccellente cultura, diventò capo e membro del consiglio della tribù, con il nome di Aquila Rossa. Il suo più accanito nemico era William McIntosh, un altro capo dei Creek, che lo prendeva in giro definendo follie le idee di Tecumseh che lui seguiva. Dalla diatriba interna alla sua tribù risultò vincitore poiché riuscì a farsi seguire in battaglia da un quarto dei Creek generando una sanguinosa rivolta contro piantatori e coloni che si erano stabiliti sulle terre indiane, e si ritrovarono con le case incendiate e migliaia di morti.

Qualche centinaio di fattori riuscirono a trovare rifugio con famiglie e servi a Fort Mims, dove erano distaccati settanta soldati della milizia della Luisiana con al comando il Maggiore Beasley il quale nonostante fu avvertito da alcuni schiavi della presenza di indiani nell'erba alta non valutò utile e veritiera l'informazione così il giorno dopo la tribù dei Creek attaccò con frecce infuocate e facendo un bagno di sangue che non potè fermare nemmeno Aquila Rossa.

La notizia del massacro diede l'opportunità all'esercito che seguiva le direttive delle società d'affari per attaccare grazie all'entrata in scena del generale Jackson che non gradiva gli indiani, non gli interessava dei loro problemi, non aveva sentimenti di giustizia e assolveva al suo mestiere di "sicario" autorizzato senza battere ciglio, infatti il suo primo provvedimento fu di mandare in Alabama cinquecento dragoni al comando del colonnello Coffee che seguì con altri tremila uomini della milizia. Alla fine dopo varie vicissitudini il generale riuscì a inchiodare Aquila Rossa in un'ansa a ferro di cavallo del fiume Tallapoosa, ma il capo indiano, informato dalle sue spie del sopraggiungere di Jackson alle sue spalle, era ben preparato e impegnò Jackson in numerose scaramucce, tanto che questi si ritirò. Silenziosi i Creek lo seguirono, attendendo l'occasione opportuna per l'attacco.

Dopo varie battaglie dove ora avevano la meglio i soldati ora gli indiani ma senza raggiungere un punto definitivo, in cui le forze militari americane riuscirono anche a intrappolare Aquila su uno spuntone dal quale però riuscì a trarsi d'impaccio con un tuffo spericolato nell'acqua e fuggire. Nel marzo del 1814 il generale Jackson , partì nuovamente per il quartier generale dei Creek insorti, sul fiume Tallapoosa, con cinquemila soldati della milizia, insieme da un reggimento di fanteria e da truppe alleate indiane al comando del mortale nemico di Aquila Rossa, William McIntosh. I combattenti di Aquila Rossa si erano fortificati sull'ansa del fiume, a forma di ferro di cavallo, che formava una penisola, e per impedirgli di scappare nuovamente, gli americani rubarono la maggior parte delle canoe e Jackson proibì ai suoi soldati e ufficiali di fuggire prima di aver sconfitto il nemico, pena la morte. Per tutto il pomeriggio infuriò la battaglia con perdite da entrambe le parti e, nonostante con meno attrezzature tecnologiche, i Creek riuscirono a opporsi al nemico.

Grazie all'aiuto dello stregone, Aquila Rossa aveva imparato ad incitare i suoi guerrieri perché combattessero fino all'ultimo uomo, nonostante fosse contrario alla normale abitudine di quella tribù. Nonostante la resistenza indiana la tribù dei Creek venne sconfitta ma Aquila Rossa non era tra caduti o i feriti infatti poiché non si aspettava un attacco così presto, quel giorno si era recato a ispezionare altri punti fortificati, perciò durante la battaglia non era presente. Nonostante il generale Jackson avesse ordinato di cercare il capo indiano e portarlo a sè in catene se lo ritrovò qualche giorno dopo la battaglia che si consegnava spontaneamente che si presentò dicendo:

"Vengo per arrendermi. Non posso oppormi a lungo a te. Ti ho arrecato molti danni e potrei arrecartene altri, ma i miei guerrieri sono morti, sono nelle tue mani, fa di me ciò che vuoi!"

Persino quel rozzo mercenario di Jackson rimase sorpreso da una simile temerarietà e Aquila Rossa rispose:

"Non sei nelle mie mani. Avevo ordinato di portarti davanti a me in catene. Ma tu sei venuto spontaneamente. Sarei felice di risparmiare te e il tuo popolo, ma tu non mi chiedi di essere risparmiato. Se pensi che potresti ancora sostenere una lotta con me, vai e mettiti a capo dei tuoi guerrieri."

L'ultima frase aveva un chiaro tono di scherno, ma Aquila Rossa rispose con la sua tipica inconfondibile fermezza dicendo che per Jackson era facile rivolgergli queste parole ma che ci era stato un tempo in cui avrebbe potuto rispondergli poiché avrebbe avuto una scelta mentre in quel momento non l'aveva più, poiché era senza speranza, visto che non poteva incitare i morti alla guerra. Stava chiedendo la pace per il suo popolo annientato che si era rifugiato nei boschi e pativa la fame e senza aver fatto niente di male stavano pagando le colpe di Aquila Rossa.  Aquila Rossa pregò il generale perché uccidesse lui e non il suo popolo ribadendo che la tribù sarebbe andata dove avesse indicato il militare senza opporre resistenze. Alle parole del capo Jackson promise di aiutare le donne e i bambini se Aquila Rossa desiderava mantenere la pace in futuro, e sotto gli occhi dei soldati ammutoliti per lo stupore, il capo indiano lasciò l'accampamento e scomparve mantenendo la parola.

Aquila Rossa viene descritto come un uomo bello, molto dotato e dal grande temperamento; d'altra parte viene anche dipinto come un despota vigliacco e dissoluto, circondato da schiavi e cortigiani, ai lati del suo trono, che aveva vissuto in una magnifica proprietà e che i suoi sottoposti potevano avvicinare solo in ginocchio e che faceva continue orge con le sue amanti. È tutto da verificare se si debba far armonizzare tutto ciò con il nobile carattere appena descritto, che si riconnette più al pensiero new age che alla storia poiché non ci sono informazioni inequivocabili, o se si tratti invece semplicemente del risultato di una campagna diffamatoria ad opera dei suoi nemici pieni di odio infatti le riporto entrambe perché spesso la verità sta in mezzo alle campane che suonano.

Il governo americano non pensò affatto di mostrare la benché minima traccia di apertura mentale ed estorse un vergognoso trattato che toglieva le terre non solo ai Creek nemici, ma anche a quelli che avevano combattuto a fianco degli americani contro i loro stessi fratelli cosa che il Governo americano continua a fare anche al giorno d'oggi anche se non più con gli indiani che ora possono vantare il fior fiore di avvocati e da ciò che hanno ottenuto dopo anni di lotte in tribunale, penso che il Governo statunitense abbia più paura di loro ora che non del terrorista di turno.. Nel luglio 1814, Jackson incontrò  i rappresentanti di quel popolo disperato e affamato. Si rivolse loro con tono canzonatorio, chiamandoli "amici e fratelli" e pretese da loro, come risarcimento per i costi di guerra degli USA, ventitre milioni di acri della Georgia. Non cedette di un millimetro su questa richiesta e, sottoposti a pesanti minacce, i due capi indiani, Big Warrior e Shelokta, dovettero firmare il trattato.