Lakota Cerimonie sacre

ALCE NERO E LE CERIMONIE SACRE DEI LAKOTA

Joseph Brown visse insieme ad Alce Nero durante gli anni del 1947 e del 1948 per cercare di comprendere l'immensità della spiritualità Lakota.

"Ho conosciuto molti vecchi Indiani di grande santità, ma la forza spirituale di Alce Nero era unica, e sono certo che è stata sentita da tutti quelli che lo hanno avvicinato. Nato fra il 1860 e il 1865, egli aveva visto i giorni in cui la gente sua vagava per le pianure a caccia di bisonti; poi aveva combattuto contro i Bianchi sul Little Big Horn (meta del nostro prossimo viaggio di luglio ndr) e sul torrente Wounded Knee (idem ndr). Era cugino del grande capo-sacerdote Cavallo Pazzo e aveva conosciuto Toro Seduto, Nuvola Rossa e Cavallo Americano. Aveva avuto molte visioni e ricevuto uno speciale potere che avrebbe dovuto usare per il bene del suo popolo. Questa missione ossessionò Alce Nero tutta la vita e gli fu causa di molte sofferenze perchè, sebbene gli fosse stato dato il potere di guidare la sua gente lungo la via sacra degli Avi, egli non aveva compreso con quali mezzi avrebbe dovuto tradurre in realtà la visione. "
tratto da J.E.Brown, La sacra Pipa, edizioni Borla

Alce Nero cerimonie Lakota

Alce Nero Cerimonie Lakota

Alce Nero (Nicholas Black Elk) faceva parte del ramo Oglala dei Teton Dakota, una delle divisioni più forti della grande famiglia Sioux. Sioux è un termine generico con cui si individuano molte tribù che hanno una origine comune e che parlano la stessa lingua in questa tipologia si riconoscono le Nazioni seguenti indiane classificate di seguito in ordine di lingua: Assiniboin, Crow, Dakota, Hidatsa, Iowa, Kansa, Mandan, Missouri, Omaba, Osage, Oto e Ponca. Sin dall'epoca delle loro migrazioni e delle guerre con le tribù vicine i Dakota si dividevano in sette rami formando quelli che vengono chiamati i Sette Fuochi del consiglio (Otchenti Chakowin): gli Oglala, i Minneconjou, gli Ooahenopa, gli Uncpapa, i Brules, i Blackfeet e i Sans Arc.  Questi durante il XVI° secolo avevano stabilito la loro sede presso le sorgenti del Mississippi e nel XVII° vennero scacciati dal Minnesota e spinti verso Ovest dai loro potenti nemici, i Chippewa. Una volta lasciate le foreste e le vie d'acqua i Dakota dimostrarono incredibili abilità nell'adattarsi, avevando sotituito i cavalli con le canoe fatte di corteccia fino a che nel XIX° secolo riuscirono a essere riconosciuti e temuti dalle altre nazioni più potenti delle praterie, tanto da essere considerati i più temuti nemici dei Bianchi. Alce

Alce Nero disse:

"Nella grande visione che ho avuto in gioventù, quando avevo conosciuto solo nove inverni, c'era qualcosa la cui importanza col passar delle lune mi è parsa diventare sempre maggiore. Riguarda la nostra Sacra Pipa e l'importanza che essa riveste per la nostra gente. Ci è stato detto dai Bianchi, o almeno da quelli che sono cristiani, che Dio mandò Suo Figlio agli uomini per ristabilire l'ordine e la pace sulla Madre Terra; e ci è stato anche detto che Gesù Cristo fu crocifisso ma che ritornerà al Giudizio Finale, alla fine di questo mondo o ciclo. Questo io lo capisco e so che è vero. Ma i Bianchi dovrebbero sapere che anche per la gente rossa, per volere di Wakan Tanka, il Grande Spirito, un animale si trasformò in una persona con due gambe per portare la Sacra Pipa alla Sua gente; e anche a noi è stato insegnato che questa Donna- Bisonte-Bianca che ci ha portato la Sacra Pipa riapparirà alla fine di questo mondo, e noi Indiani ora sappiamo che questo ritorno non è ormai lontano. La maggior parte della gente la chiama "pipa di pace", tuttavia ora non c'è pace sulla Madre Terra, neppure tra vicini di casa e mi è stato detto che è trascorso molto tempo da quando la pace era nel mondo. Si parla tanto di pace tra i cristiani ma sono solo parole.

Può darsi però, e questa è la mia preghiera, che attraverso la nostra Sacra Pipa la pace giunga a quei popoli che sanno capire col cuore e non con la mente soltanto. Allora essi si renderanno conto che noi Indiani conosciamo l'unico vero Dio, e che lo preghiamo continuamente. Dovremmo capire bene che tutte le cose sono opera del Grande Spirito. Dovremmo renderci conto che Egli è in tutte le cose: negli alberi, nelle erbe, nei fiumi, nelle montagne, e in tutti i quadrupedi e negli esseri alati; e, cosa anche più importante, dovremmo capire che Egli è al di sopra di tutte queste cose e di tutti gli esseri. Quando avremo fatto nostro tutto questo nel profondo del cuore, allora temeremo, ameremo e conosceremo il Grande Spirito e allora saremo, ci comporteremo e vivremo come Egli intende."