Tessuti e vestiti nativi sud est

Vestiti indiani d'America sud est

Nella preistoria i tessuti venivano fabbricati, usando tutte le fibre vegetali e animai che si avevano a disposizione, con procedimenti ingegnosi che resistettero anche dopo l'introduzione del cotone. Le tecniche di tessitura senza telaio possono essere divise in due categorie: tessitura con le dita di un singolo elemento, che non richiede Tessuto navajo nativi americani strumenti o solamente piccoli congegni; tessitura con le dita usando l'intreccio a rete o a cappi e rotoli di fibra in giri concentrici, o tessiture trama/ordito che implicano due serie di elementi i quali si intrecciano ad angolo retto l'uno rispetto all'altro. E' interessante notare che i nodi avevano grande importanza culturale e cerimoniale e sono riprodotti con cura sui murales dei kiwa Pottery Mound e a Kuaua.

La tessitura trama/ordito veniva eseguita senza telaio classico, la tecnica era la preferita dai fabbricanti di cesti nativi per ottenere bande strette, borse morbide e mantelli di pelliccia o penne. Il procedimento implica l'avvolgimento continuo di un filato robusto attorno a due supporti (cappi) creando una sorta di ordito.

Sistemi più complessi come quelli da tappezzeria vennero impiegati dai fabbricatori di cesti Anasazi per le parti anteriori dei grembiuli, le cinghie frontali e altri tipi di bande. Nei siti Anasazi e Mogollon sono reperibili anche calde coperte a trama ritorta di cordoncini di pelliccia o di piume.

Tessuti nativi americani storia

La tessitura Pueblo su telaio risale al 700 d.C. Quando il cotone comparve nel sud ovest. Lo strumento fu importato dal Messico e nel 1100, esemplari verticali erano diffusi in tutto il sud ovest. Presso i Pueblo, venivano usati solo filati di cotone, un materiale nell'impiego del quale primeggiavano gli Hopi, che crearono un tessuto particolare, noto come “Bel Disegno”, caratterizzato da motivi ricamati con il colore su un fondo bianco. I parenti di sesso maschile di uno sposo Hopi dovevano tessere l'abito nuziale della sposa, mentre le donne lavorando in gruppo, eseguivano senza telaio coperte di pellicce e piume.

Madre e figlia lavorano al telaio verticale

Madre e figlia lavorano al telaio verticale

L'uso del telaio verticale con i licci è stato quasi abbandonato nei pueblo, ma gli uomini praticano ancora la tessitura senza telaio. Presso i Pueblo e i Navajo, l'abito femminile, chiamato manta, è di lana nera con bordo rosso, mentre è blu presso gli Zuni: è fatto di due pezzi uniti sul fianco e fermati sopra la spalla. Oggi le donne indossano indumenti intimi in tela di cotone, ma per i giorni di festa l'abito è ancora quello della preistoria. Forse le losanghe della tessitura rappresentano i diversi mondi in cui gli indiani vissero e che attraversarono per arrivare nell'attuale, il mondo delle persone viventi.

Il telaio Navajo è costituito con ogni specie di legno disponibile; i sostegni principali sono costituiti da due pali piantati in terra in posizione verticale, poi alcuni pali guida vengono fissati nella parte alta e bassa del telaio, formando una struttura rozzamente rettangolare. Di solito le donne lo sistemavano davanti a casa (hogan) all'ombra di un albero. Le donne native tessono quando hanno tempo, quando il bambino dorme, quando il gregge non necessita di attenzioni o così facevano qualche secolo fa, è una lavorazione che si arresta e riprende di continuo.

Tappeto navajo originaleIl tessuto Navajo è caratterizzato dall'impiego delle cosiddette “linee pigre”, si tratta di interruzioni del tessuto derivate dal fatto che la donna tesse fin dove riesce ad arrivare, poi si sposta e tesse un altra sezione. Derivano il curioso nome dal fatto che fanno risparmiare energia alla tessitrice seduta all'ombra e non impegnata sull'intero telaio. I Navajo attribuiscono grande valore alla tessitura e affermano di averne appresa la tecnica dalla Donna Ragno; le bambine venivano iniziate con riti particolari al loro futuro di tessitrici, in una leggenda si afferma: ”Quando nelle tribù nasce una bambina, dovete cercare una tela di ragno, raccoglierla e strusciarla sulle mani e sulle braccia della piccola, in questo modo, appena sarà cresciuta, ella si dedicherà alla tessitura e le sue dita e le sue braccia non si stancheranno mai di lavorare al telaio.”

Secondo le tradizioni delle origini, le donne erano solite lasciare un foro nel centro dei loro lavori, come accade nelle ragnatele, ma i commercianti le indussero a rinunciarvi sostituendolo con una linea sottile, una sorta di imperfezione che corre dal centro al margine (viene chiamato “ uscita dello spirito” ). Le prime coperte Navajo erano strisce dentellate con piccole quantità di rosso usate con discrezione come un tocco di colore.

Si tratta di antiche coperte tessute per essere indossate con le strisce che avvolgono il corpo, la tessitura è molto fitta, il che le rende calde e quasi impermeabili, i colori derivano dalle diverse tinte della lana (bianca, nera, grigia) e da quelle vegetali (giallo, rosso, indaco).

Poiché i Navajo erano nomadi e molto dispersi nella loro remota regione, sappiamo bene poco sulla evoluzione della loro tecnica, anche se nel 1863 il livello di sofisticazione delle tessiture Navajo era assai elevato.

Oggi molte copie dei tappeti e delle coperte Navajo vengono prodotte in Messico, con trama di cotone o lana di qualità inferiore ma sempre imitando i motivi e i colori dei nativi Navajo. Si vendono bene, visto che il prezzo degli esemplari autentici è salito alle stelle e sono pochi i giovani tessitori che sono entrati sul mercato. Attualmente il sistema tradizionale di vita dei Navajo, la loro lingua, i loro costumi, i loro riti, le loro cerimonie, sono sempre più messi a repentaglio, poiché il mondo moderno avanza inesorabilmente anche nelle riserve.