Intreccio canestri nativi sud est

Canestri ceste intrecciate indiani d'America

I canestri intrecciati rappresentano un elemento importante della vita degli Indiani d'America, sia dal punto di vista della sopravvivenza sia come espressione artistica. Con la lavorazione della pietra e delle ossa, l'arte dell'intreccio fu molto probabilmente una tecnica di lavorazione fondamentale per i primi abitanti del continente americano. Poiché i materiali impiegati sono facilmente deteriorabili, ciò che resta di quella attività non è davvero abbondante, ma nel clima asciutto del sud ovest e specialmente al riparo delle caverne, si sono conservati molti frammenti e anche canestri interi, che la datazione al radiocarbonio fa risalire a 10.000 anni fa. Nel periodo compreso fra il 100 a.C. e il 700 d.C. nel sud ovest vissero i Canestrai, un gruppo preistorico assai numeroso, il cui livello tecnico nell'esecuzione dei canestri resta ancora oggi insuperato.

Cesto Anansazi indiani americani

Cesto Anasazi

Della loro produzione di questa epoca appena indicata, è arrivata fino a noi ogni sorta di recipienti utili – grandi canestri da deposito, sandali, grembiuli e stuoie – tutti oggetti di uso comune che testimoniano l'ampia applicazione dell'intreccio, con cui si otteneva tutto ciò che non fosse di pietra o di osso. La molteplicità di questi manufatti si ridusse dopo il 700 d.C. con l'introduzione della lavorazione ceramica, ma essi continuarono ad essere usati per lavare e vagliare i cereali e per contenere la creta all'inizio della fabbricazione di vasi.

La tecnica più antica dell'intreccio è la torsione, in cui gli elementi mobili, o trame, sono ritorti attorno agli elementi di base, od orditi. Diversi millenni più tardi si diffuse il sistema dell'avvolgimento a spirale: un elemento rigido o elastico , che costituisce la spirale, viene avvolto più volte su sé stesso fissandolo, perché resti in posizione, con “punti” più leggeri. Una terza tecnica è l'intreccio, in cui orditi e trame vanno sopra e sotto l'un l'altra in una particolare tessitura che va dal semplice al complesso. All'interno di questi tre modi fondamentali di produrre canestri e oggetti, si presentano notevoli variazioni regionali e le differenze più significative possono essere usate per identificare regione e tribù.

Ovviamente, prima di intraprendere la fabbricazione di un canestro, occorre raccogliere e preparare i materiali necessari: l'operazione richiede molto tempo e numerose conoscenze, non solo per la scelta accurata delle materie prime (salice, erbe e canne) ma anche perché i materiali devono essere raccolti secondo la stagione, cioè quando hanno raggiunto un particolare momento del loro ciclo di crescita. Raccolti i materiali, prima di iniziare il lavoro occorre che vengano preparati sottoponendoli a vari trattamenti: pulizia, spogliatura, spaccatura, esposizione al calore o all'azione di liquidi. Sono procedimenti complessi e lunghi da eseguire, in alcuni casi le radici delle piante sono trattate a caldo in un modo particolare: vengono sotterrate nella sabbia riscaldata per un giorno o due allo scopo di renderle più pieghevoli e resistenti.

Cesti indiani americani sud ovest AmericaA volte le fibre devono essere ritorte per formare il cordame per orditi o trame. Fusti, nuovi getti, ramoscelli vengono spesso divisi e occorre grande abilità per ottenere elementi lunghi e di uguale dimensione. Bisogna preparare colori e tinte, oppure i materiali possono essere trattati direttamente, per esempio coprendoli di fango. Quando tutto l'occorrente è pronto, il cestaio stabilisce la forma e la decorazione del canestro: l'elaborazione di un disegno esige una forte concentrazione. La raccolta dei materiali è, per qualche verso, una questione di routine, ma la concezione del disegno richiede uno sforzo maggiore.

Esso deve essere adeguato alle dimensioni e alla forma del canestro; occorre tenere nella giusta considerazione tutti gli elementi, cercando di ottenere con calcoli accurati simmetria e proporzione. Il cestaio deve ricordare ogni dettaglio dei vari elementi del modello: dove si trovano i motivi decorativi, come vanno posizionati e il loro rapporto reciproco via via che la lavorazione procede.

Le variazioni in lunghezza, dimensioni e forma del decoro e gli spazi interposti richiedono numerosi adeguamenti e una attenzione costante. In molti casi il cestaio non può seguirle visivamente poiché, date le misure (in passato come oggi, la maggior parte dei cestai erano donne), non vede la parte opposta del canestro. Per ottenere un lavoro di qualità, il cestaio non può far economia di tempo e pazienza, di solito, l'opera finita è un capolavoro di armonia e di perfezione geometrica.

I cesti sono molto versatili e vengono prodotti in numerose forme: le bottiglie a intreccio erano molto comuni in tutto il sud ovest, in gran parte fabbricate dai Paiute e poi scambiate con gli Hopi, gli Zuni e i Navajo. Erano ricoperte di pece di pino, per impedire che il liquido filtrasse all'esterno. In un canestro a tenuta d'acqua è possibile anche cucinare: basta riempirlo di acqua e cibo e poi gettarvi dentro delle pietre roventi. I Paiute usavano ancora questo sistema di cottura nel 1900. La solidità e la leggerezza facevano dei canestri il mezzo migliore di trasporto degli strumenti portatili da cucina.

Questa forma di artigianato sta probabilmente alla base dell'invenzione della ceramica. Ancora oggi un canestro poco profondo viene spesso usato come contenitore della creta all'inizio della produzione di un vaso, ed è anche possibile che la tecnica a spirale impiegata nella ceramica derivi dalle analoghe esperienze compiute dai cestai per fabbricare i loro manufatti. Gli Hopi della Seconda e Terza Mesa sono forse i cestai contemporanei più noti nel sud ovest (le altre Mesas Hopi non producono canestri). Gli Hopi lavorano sia avvalendosi dell'avvolgimento a spirale sia dell'intreccio, usando iucca su erba o su fustelli di iucca tagliuzzata; i nativi Hopi inoltre intrecciano canestri di strisce di iucca o con trame di erba da conigli e orditi di ribes selvatico. I canestri a forma di piatto servono come vassoi o setacci, o come piastre copri pozzi.

Quelli profondi con orli svasati in erba da conigli e disegni colorati all'anilina, o con tinte naturali, sono molto decorativi e costituiscono una notevole fonte di guadagno, essendo molto ricercati dai turisti. Gli indiani Hopi usano l'avvolgimento a spirale per i vassoi circolari o piastre e per canestri da conservazione di varie dimensioni. I vassoi piatti in vimini vengono impiegati per trasportare la farina sacra di granturco e per servire il pane piki (una specie di wafer ottenuto con farina di mais molto fine e scottato sul fuoco), alcuni dei più belli provengono dal villaggio di Old Oraibi. Quando una ragazza indiana Hopi si sta per sposare, chiede alle parenti femmine di aiutarla a fabbricare tutti i canestri che deve portare in dote; la loro produzione può richiedere anche parecchi anni. L'esigenza di accertare l'abilità artigianale di una moglie rivela l'importanza cerimoniale ed economica dell'arte dell'intreccio presso gli indiani Hopi.

Anche per i Navajo i canestri sono molto importanti, ma per le nozze viene richiesto un solo canestro che fa parte della cerimonia e non della dote. Si tratta di una scodella poco profonda ottenuta con la tecnica a spirale nei colori base rosso, nero e quello naturale della vegetazione. E' di sommacco che “riempie” un ordito di tre bacchette di salice. Si dice che la banda a disegno mostri colline e le valli di questo mondo e del mondo sotterraneo, nel motivo si nota l'interruzione che costituisce il sentiero che gli spiriti seguono per passare da un mondo all'altro. Secondo la tradizione, l'estremità della spirale deve essere allineata con l'interruzione, questo rappresenta un modo semplice di individuare l'apertura che, durante la cerimonia, deve essere rivolta ad est.