Gioielli nativi sud est

Gioielleria nativi d'America sud est

Il desiderio di ornarsi è universale: nel sud ovest, per lo meno in passato, i tatuaggi erano l'ornamento più diffuso, mentre i gioielli erano rari ma popolari, per lo più realizzati in pietra o conchiglie, queste ultime frutto della circolazione dei prodotti: furono infatti gli scambi il fattore che contribuì all'ampia distribuzione di una grande varietà di gusci di molluschi marini. L'unica conchiglia terrestre usata allora era la chiocciola (gasteropode). Ogni altro genere di conchiglia veniva lavorato in qualche misura; molto comune era la trasformazione in perline di quelle più piccole.

Bracciale Navajo gioielli nativi americani sud ovest

Braccialetto in turchese Navajo

Le conchiglie in genere, diventavano perline, anelli e braccialetti mediante abrasione contro una superficie più dura. Oggetti ornamentali sono tuttavia rari prima del 500 d.C. : si diffusero solo in periodi successivi, nella parte meridionale dell'area si trovano alcuni campanelli in rame, probabilmente importati dal Messico. Verso il 900-1200 nel sud ovest si assistette ad un aumento nella produzione di gioielli: anelli di pietra e osso, campanelli di rame, pendenti di turchese, giaietto e pietra, perline in pietra e conchiglia, braccialetti in conchiglia. Nell'area Hohokam e, successivamente in quella Anasazi-Chaco, vennero realizzati splendidi intarsi a mosaico.

Monili Hohokan nativi americani gioielliLe conchiglie erano tagliate a forma di uccelli e di altri animali, mentre sui pendenti che da esse erano ricavati venivano praticate incisioni con acido e cera. Il minerale preferito da tutti i nativi del sud ovest era il turchese nei suoi diversi colori: per soddisfare la richiesta, veniva esportato anche a grandi distanze, dai giacimenti di Cerrillos nel New Messico (attualmente sotto il controllo degli indiani Santo Domingo) giunse presso gli Aztechi di Tenochtitlan dove venne usato per la fabbricazione di maschere intarsiate.

Gli indiani Santo Domingo raccontano un mito: quando il loro popolo emerse dal mondo sotterraneo, ad esso si unirono altri due gruppi e, prima che si separassero perché ognuno andasse per la sua strada, i Santo Domingo promisero di produrre perline per gli altri indiani.

Ancora oggi amano commerciare e intere famiglie sono impegnate nella produzione del turchese e di perline di altri materiali. La manifattura di perline, chiamate hishi, costituisce sempre una attività molto importante. La trasformazione del turchese o di altri materiali, come conchiglie e pietre, in questi minuscoli oggetti viene eseguita facendoli rotolare sul tufo o sulla arenaria, per levigarne i margini.

Le perline vengono successivamente riunite in collane a grani di diversa dimensione, o jaclos, rimaste praticamente identiche sin dalla preistoria, come dimostrano gli esemplari rinvenuti nelle sepolture Anasazi nel Chaco Canyon, che è impossibile distinguere dalle attuali.

Perline e amuleti venivano perforati nel centro con un trapano a pompa; la fila di elementi ancora allo stato grezzo veniva rotolata su una lastra umida di arenaria: questa tecnica, anche se richiede molto tempo, viene usata ancora oggi perché permette di ottenere perline che si infilano comodamente.

Quando gli spagnoli giunsero per la prima volta nel Sud ovest alla ricerca dell'oro, i nativi non avevano una parola che indicasse questo metallo, tuttavia, impararono presto ad apprezzarne le doti di resistenza e di lucentezza e piccoli pezzi cominciarono ad apparire sotto forma di collane o anelli o come applicazione sulle camicie, sebbene non abbiano cominciato a lavorarlo fino alla metà del secolo scorso.

I nativi dovettero imparare a lavorare l'oro nelle condizioni più primitive: le antiche tecniche di lavorazione dell'argento erano invece molto semplici.

Si prendevano dal fuoco alcuni carboni e li si riscaldava con una torcia. I carboni assorbivano il calore e agivano come una piccola fornace fondello di metallo. Non appena questo era caldo a sufficienza,, veniva posato su una incudine e martellato per conferirgli la forma desiderata. Mano a mano si raffreddava, lo si riscaldava di nuovo con i mantici tornando a lavorarlo. Gli strumenti necessari erano una incudine, un martello, diversi stampi per la decorazione, una certa quantità di argento, un minimo di lega per saldature e un fuoco.

I mantici originali Navajo erano in pelle di capra e servivano a mantenere i carboni accesi; la decorazione veniva aggiunta dopo che l'oggetto aveva preso la sua forma. Spesso stampi di forma diversa venivano impressi sull'argento; se erano troppo profondi, potevano tagliarlo, dunque l'artigiano doveva fare molta attenzione. I Navajo scoprirono che le monete martellate a forma di cupola con un anello saldato sul dietro costituivano sia decorazioni sia merce di scambio alla stazione commerciale (oggi vengono usati solo come ornamento attaccati sulle cinture tipiche Navajo).

Le cochas monete Navajo argento nativi americani

Le cochas Navajo

Le cochas (le monete da cintura), termine che in spagnolo significa conchiglie, all'origine erano piastre di argento tonde o ovali, più grandi dei bottoni e attaccate a cinghie, venivano destinate alla decorazione di cinture, speroni o giacche; forma e disegni delle cinture cochas erano già ben definite nel 1880. Anche prima che venissero confinati a Bosque Redondo negli anni 1860-70, i ricchi Navajo usavano portare cinture conchas: l'influenza dei bianchi ne ha ridotto le dimensioni e nuove forme si alternano a quelle tradizionali. Oggi, questi accessori d'abbigliamento sono molto popolari presso gli indiani e i visitatori dell'area. Un altro elemento decorativo che i Navajo derivarono dai Messicani è la naja: si tratta di un ornamento a mezzaluna usato per abbellire il centro delle briglie. Durante gli anni 1890-1900 i Navajo nei loro gioielli iniziarono a usare il turchese in semplici incastonature.

Alcuni dei primi commercianti con i Navajo vendevano alla tribù il turchese per i suoi argentieri. Alla fine degli anni 1930-40 anche gli Hopi iniziarono a produrre gioielli, ma fino dopo il 1946 gli argentieri furono pochi: le opere realizzate prima di allora non si distinguono da quelle degli Zuni o dei Navajo. Il gioielliere più noto degli Hopi è Charles Loloma, di Hotevilla: egli ricorreva a incastonature molto ben mimetizzate per collocare i diversi minerali (turchese, corallo, sugilite e ossidiana) al fine di ottenere bande continue colorate per anelli e braccialetti nelle quali fossero visibili soltanto a chi li indossava. Altri Pueblo producono gioielli, ma per lo più provengono dagli Zuni, dagli Hopi, dai Santo Domingo e naturalmente dallaNazione Navajo.