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Fra tutte le produzioni artistiche e artigianali del sud ovest, la ceramica può essere considerata la più evoluta, ancora oggi viene prodotta con le tecniche usate migliaia di anni fa e, nel corso di questo lungo periodo, sono state realizzate opere di grande bellezza e fattura raffinata. Le ceramiche dei Mimbre, degli Anasazi, degli Hohokam e dei Pueblo storici e contemporanei sono alcuni dei manufatti più noti dei nativi dell'America settentrionale.

E' evidente lo stretto legame fra la produzione odierna dei Pueblo e quella del passato, in molti casi sono ripresi i motivi e gli stili preistorici; per esempio, l'influenza dei Mimbre si rileva sulle decorazioni di ottima fattura eseguite da Lucy Lewis di Acoma. La ceramica è sempre stata un elemento essenziale del mondo Pueblo: assolveva infatti a funzioni cerimoniali e utilitarie ed era un importante fattore di integrazione con l'ambiente naturale. Le creazioni Pueblo costituiscono il 90% di tutta la produzione di ceramiche del sud ovest, cosa che caratterizza la regione in questione.

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Nei secoli passati, molti vasi erano dipinti a mano con disegni elaborati, anche semplici utensili da cucina (vasi da conservazione, brocche, mestoli, borracce, vasi da semi e ciotole per servire gli alimenti) venivano fabbricati con la cura e la genialità che caratterizzano i capolavori artistici. Come molti artigiani tradizionali, i vasai Pueblo, possiedono una notevole abilità nel conferire ad un qualsiasi oggetto casalingo una vita e uno spirito propri, le cosiddette ceramiche di uso ne sono un esempio.

Per tradizione, si è sempre ritenuto che la ceramica avesse il potere e la capacità di far suoi gli attributi della sostanza in essa contenuta, così l'acqua, elemento sacro, trasferisce il proprio potere al vaso nel quale si trova: “L'acqua ha in sé la fonte della vita. Il vaso contiene l'acqua; la fonte della vita accompagna l'acqua e, perciò, la sua dimora è nel vaso con l'acqua.” Nella società Pueblo, i vasai occupano una posizione di grande rilievo, a prescindere dal ruolo di artigiani. La capacità di fabbricare un vaso è parte integrante, perfino sacra, della vita quotidiana: “ Sebbene grandi modificazioni abbiano sconvolto la vita dei Pueblo, essi tuttavia conservano una visione del mondo che riconosce una dimensione spirituale a ogni fase dell'esistenza, a tutti di gli oggetti di uso comune e alle attività di ogni giorno.

Tale visione è espressa dal calendario cerimoniale ancora in vigore ed è presente negli oggetti confezionati a mano con materiali forniti direttamente dalla terra.” Per realizzare un vaso (o una statuetta, un fuso, un talismano o feticcio), la donna indiana si recava al deposito di argilla del suo pueblo e, dalla parte che le era stata assegnata, raccoglieva la quantità di cui aveva bisogno. Poi asciugava l'argilla, la faceva passare attraverso un setaccio o vaglio grossolano per liberarla dai sassolini e dalle radici. Dopo averla pulita, vi aggiungeva una sorta di legante, cocci di vecchie pentole, terra vulcanica o mica macinata, che impedisse alla creta di dilatarsi troppo in fretta e di spaccarsi, poi la bagnava per renderla lavorabile.

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I vasi non venivano prodotti al tornio, strumento sconosciuto, ma con la tecnica a spirale, cioè sovrapponendo l'uno sull'altro fili di creta. La superficie poi veniva levigata, spesso usando un pezzo di zucca, in modo che le giunture non fossero visibili. Successivamente, la creta veniva sabbiata e quindi levigata di nuovo; l'operazione concludeva il processo oppure, a questo punto, veniva applicato un velo di argilla semiliquida, ottenuta da argilla finissima sciolta in acqua, di solito di colore diverso, e subito si dava inizio alla lucidatura. La pellicola coprente somigliava effettivamente a una pittura.

Le “vernici” potevano essere di argilla rossa o bianca: fra un pueblo e l'altro i sistemi di produzione variano ancora oggi molto poco, mentre può essere diverso il tipo di legante, anche se la differenza principale sta nella decorazione e nello spessore dei vasi. La lucidatura è una lavorazione lunga e faticosa: per evitare che il vaso si deformi e lisciarne la superficie fino a che inizi a splendere, vengono usati piccoli ciottoli da lucidatura, talvolta costituiti da pietre dello stomaco di dinosauri, rinvenute spesso negli arroyos o letti asciutti dei torrenti. Queste piccole pietre levigate sono considerate preziose e tramandate di generazione in generazione.

Una volta iniziata la lucidatura, non può essere sospesa e così rifinire il vaso di grandi dimensioni occorre l'intervento di un piccolo gruppo di persone, mentre se il vaso dovesse essere dipinto non necessiterà di lucidatura. Prima della cottura a fuoco lento e senza forno, il vaso viene “verniciato”, poi decorato e lucidato, quindi messo a cuocere. Lo sterco di pecora fornisce un ottimo combustibile, perché arde lentamente e con regolarità. Le ceneri ne conservano la forma iniziale e trattengono il calore. Attualmente alcuni vasai, abitanti in zone ventose come Acona, che sorge su una mesa, impiegano però forni elettrici, di più facile controllo.

La cottura è la parte più delicata del procedimento di fabbricazione, e i vasi di solito, vengono cotti al mattino quando la ventilazione è al minimo. Nel corso degli anni, anche la forma del vaso ha subito una graduale evoluzione: l'olla, o vaso per acqua, era conformato in modo da poter esser trasportato in equilibrio sulla testa di una donna che volesse portare l'acqua da una riva o da una sorgente fino a casa,. In genere, questi vasi disponevano di un supporto adatto a distribuire il peso del liquido e di un collo stretto in modo che l'acqua non sgocciolasse o evaporasse. Altri tipi di ceramiche che hanno avuto produzione continua sono i vasi da semi, piccole terraglie con bocche molto strette, le borracce (introdotte dagli spagnoli) e talvolta vasi zoomorfi o antropomorfi.

In epoca preistorica gli Anasazi producevano anche tazze e brocche, ma tali forme, come la ceramica nera, scomparvero nel corso dei secoli, finché non vennero riprese per la vendita ai turisti. Un effetto conseguente, purtroppo negativo, della popolarità delle ceramiche dei Pueblo, fu il saccheggio delle collezioni dei villaggi da parte di istituzioni prestigiose, come lo Smithsonian, che acquistarono enormi quantità di materiali per convogliarle nei musei. In culture in cui le innovazioni non sono molto apprezzate, ciò produsse più danni di quanto si pensi, poiché distrusse la banca della memoria collettiva dei vasai Pueblo.

I Pueblo riconoscono la propria comune origine, condividono il genere di vita e la visione del mondo, ma parlano una dozzina di lingue e vivono dispersi in oltre 30 villaggi. Anche se in parecchi si parla la stessa lingua, al loro interno le società e le strutture di clan sono diverse, pertanto sono spesso diverse anche nell'organizzazione, è dunque naturale che anche nella ceramica si distinguano stili diversi.