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Lavorazione di oggetti con aculei porcospino degli indiani americani

Sebbene ritenuto anche un cibo squisito, il porcospino nell'America settentrionale veniva soprattutto cacciato per gli aculei, sfruttati per realizzare decorazioni tipiche. Il porcospino dell'America settentrionale (Erethizon dorsatum) si trova con facilità nelle Grandi Pianure, sia a settentrione che a occidente, e gli aculei costituivano un importante articolo di scambio con le tribù nel cui territorio era assente l'animale, caratterizzato dal corpo tozzo, capo non ben distinto dal tronco, muso appuntito e orecchie piccole e arrotondate.

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Pettorale con aculei di porcospino

Quasi tutta la testa e la parte inferiore del corpo sono ricoperte di peli; le parti superiori sono, invece, rivestite di aculei tutti, più o meno, della stessa lunghezza. Gli aculei sono tibicini bianchi e rigidi con punte acuminate e, quelli usati per le decorazioni, misurano da 30 a 140 mm di lunghezza e 1-2 mm di diametro. Oltre agli aculei, gli indiani delle Pianure impiegavano occasionalmente anche i calami delle penne: essi erano particolarmente diffusi presso le tribù del Missouri, come i Mandan, gli Hidata, gli Arikara e, in misura minore, anche presso i Sioux Santee e Yankton e gli Ojibwa del corso superiore del Mississippi. I reperti archeologici indicano che le decorazioni in aculei di porcospino dell'America settentrionale risalgono a molto tempo fa: i reperti principali provengono dallo Utah e dal Nevada, nelle cui caverne sono stati rinvenuti alcuni manufatti i quali dimostrano come quei peli modificati venissero utilizzati come materiale per legare; essi risalgono al 500 a.C., mentre mocassini decorati con aculei (databili fra il XIII e il XIV secolo) sono venuti alla luce in vari scavi.

Alcuni studiosi hanno avanzato l'ipotesi che le decorazioni realizzate con gli aculei provengano dall'Asia, dove sono stati trovati canestri e stuoie intrecciate che presentano le stesse tecniche di tessitura e di cucitura usate in America per quel tipo di ornamento. Presso alcune tribù, come i Cheyenne e gli Arapaho, sonno state identificate corporazioni di lavoranti in aculei con una organizzazione ben definita; tali corporazioni usavano disegni ritenuti sacri, che potevano essere eseguiti sono da donne iniziate. Pare che una simile specializzazione del lavoro sia stata molto diffusa anche fra i Blackfeet, i quali, com'è stato descritto, attribuivano, almeno per tradizione, una importanza particolare al significato religioso delle opere con aculei. A quanto sembra, le corporazioni erano meno organizzate presso le tribù Sioux, come i Lakota, i Mandan, gli Hidatsa e i Crow, ma molte di esse come gli Algonchini delle pianure, spiegano l'origine della lavorazione degli aculei in termini mitologici.

Per essere pronti all'uso, gli aculei dovevano prima essere ammorbiditi tenendoli all'umido, in genere in bocca, poi schiacciati premendoli con i denti o fra le unghia delle dita. Anche se per quest'ultima operazione esistevano alcuni strumenti in osso o in corno, accuratamente scolpiti, visibili in alcune collezioni, è probabile che in realtà essi venissero usati solo nelle cerimonie. In un passato relativamente remoto, i coloranti venivano ricavati da varie radici, bacche e muschi, ma più tardi, si usavano tessuti tinti industrialmente, perché facendoli bollire assieme agli aculei, il loro colore passava anche a questi ultimi. Dopo il 1870, le tinture commerciali portate dai mercanti bianchi trovarono sempre più largo impiego. Le tribù delle Pianure si servivano di circa 16 tecniche di lavorazione degli aculei; otto soprattutto erano molto comuni e, considerate unitariamente, servono spesso per individuare la tribù di origine e l'età di un manufatto particolare.

Gli strumenti impiegati erano relativamente semplici e, in aggiunta all'uso eventuale di uno schiaccia aculei, l'artigiana che doveva eseguire il lavoro si muniva di un segna ossa, di una lesina, di un coltello e di tendini. Il segna ossa serviva semplicemente per imprimere la superficie, ma poteva anche fungere da penna, intingendolo in un liquido colorato. Il tendine serviva per fissare gli aculei alla pelle. Le tecniche della lavorazione con aculei su strisce di pelle grezza erano largamente usate per arricchire gli ornamenti per i capelli e le borse da pipa: entrambi prediletti, in particolare dai Sioux. I lavori ad aculei su tessuto erano usati dai Cree e, in passato, forse dai Blackfeet; una camicia ricamata con questa tecnica dai Sioux Santee si trova del resto nella raccolta Nathan Jarvis conservata presso il Brooklin Museum.

É di particolare interesse in quanto rivela l'impiego di un piccolo telaio: l'opera squisitamente rifinita, sembra ottenuta con sottili perline cilindriche. Metodi più specializzati come la tecnica dell'intreccio e dei crini di cavallo avvolti su aculei, erano molto sviluppati e diffusi fra i Crowe si rilevano sulle camicie, gambali e mocassini; tuttavia, ornamenti simili sono stati identificati anche su manufatti raccolti presso gli Hidatsa, i Mandan, gli Arikara e Nez Percé, ma in molti casi è stato accertato che vennero ottenuti a seguito di scambi con i Crow. Con l'introduzione su larga scala delle perline presso le tribù delle Pianure alla metà del secolo scorso, l'uso decorativo degli aculei perse di interesse e fu sempre più trascurato, tuttavia, eccellenti abiti tradizionali decorati con aculei venivano prodotti, sia pure in quantità modeste, ancora alla fine dell'Ottocento nelle Pianure centrali e settentrionali .

Una mostra di decorazioni contemporanee eseguite da aculei ad opera dei Sioux venne organizzata nel 1974 presso il Sioux Museum, Rapid City, South Dakota, da allora “i lavoratori Sioux in aculei trovano grande mercato per i loro oggetti”.