Abiti pelle cervo nativi pianure

Confezionamento e usi abiti pelle dei nativi americani

Se nella metà del secolo scorso l'indumento più tipico delle donne native americane delle pianure era un abito senza maniche in un sol pezzo, un esame più attento dei costumi femminili rivela, fermo restando il modello generale, l'esistenza di notevoli differenze da tribù a tribù, così nelle Pianure settentrionali, il primo tipo di abito era a “bretelle”, cioè fatto di due lunghi pezzi di pelle di cervo cuciti ai lati e sostenuti da bretelle sulle spalle, con l'aggiunta di maniche separate come una mantellina tenute da cinghie sul petto e sulla schiena.

Vestito donna indiana americana due pezzi

Vestito due pezzi

Un'altra veste, diffusa nelle Pianure centrali e settentrionali, consisteva nell'abito “ripiegato lateralmente”: si trattava di un ampio pezzo rettangolare di pelle ripiegato su un lato, mentre l'altro era cucito con la parte alta abbassata a formare una specie di mantellina. Sul lato ripiegato, veniva aperto un foro per il braccio e l'abito era cucito o allacciato sulle spalle. Verso il 1830, tuttavia, entrambi questi tipi di abito cominciarono a passare di moda, sostituiti dal “vestito di due pelli”, probabilmente dovuto all'influenza delle tribù dell'Altipiano più a ovest, che si otteneva cucendo assieme due pelli di cervo con le zampe posteriori sulle spalle, avendone ripiegati pochi centimetri, coda compresa.

In questo modo si conservava la forma naturale della pelle conciata: un ottimo esempio di come la foggia di un vestito possa essere determinata dal materiale impiegato. Le forature, le guarnizioni, i riporti aggiunti e il genere di decorazione rivelano spesso la tribù di origine. Tuttavia, nelle Pianure meridionali, presso tribù come i Cheyenne meridionali, gli Arapaho, i Kiowa e i Comanche, per mettere assieme un vestito femminile venivano impiegate tre pelli. In questo caso, due erano tagliate diritte pochi centimetri sotto le zampe anteriori per formare la gonna; la terza piegata nel senso della lunghezza, era cucita alle altre all'altezza della cintura. In cima alla piegatura veniva praticato un foro per la testa: i Cheyenne meridionali e gli Arapaho tendevano a decorare tali abiti con guarnizioni di perline larghe circa 7 centimetri su entrambe le spalle e sul petto, mentre i Kiowa e i Comanche spesso li dipingevano, usando soltanto un numero limitato di quelli ornamenti ai bordi.

Nella preparazione degli abiti, era pratica comune presso i nativi delle Pianure adoperare al massimo il materiale, con il minimo spreco, sotto questo aspetto non facevano eccezione neppure i gambali destinati agli uomini, per i quali si usavano pelli del cervo coda bianca o nera e dell'antilocapra. Una eccellente descrizione del tipo di gambali usati nelle Pianure venne data nel 1805 da Lewis e Clark. Questi gambali appena riportati era ampiamente diffusi nelle Pianure centrali e settentrionali, ma più a sud, Kiowa e Comanche ne realizzavano tipi molto più accurati: nella seconda metà del secolo scorso la forma più popolare era quella cosiddetta a “falda e frangia”. IN questo caso, il gambale veniva ottenuto da una sola pelle piegata nel senso della lunghezza per formare una doppia striscia, una volta effettuata la cucitura della gamba fatta su misura.

Giacca pelle cervo nativi americani

Giacca a frange indiani americani

Questa striscia veniva poi tagliuzzata per ridurla in frangia, lasciandone una parte intera in alto; denominata “falda” essa veniva, in genere, decorata con pitture e perline. Le pelli di bisonte decorate, certi tipi di copricapo, forme speciali di gambali e, in particolare nelle Pianure centrali e settentrionali, le camicie cerimoniali erano simboli importanti per indicare la propria posizione sociale e politica. Così presso i Pawnee, indossare una camicia di pelle era “indice di alta posizione sociale... pochi uomini godevano del privilegio di indossarle”, perfino capi famosi potevano esserne esclusi. Presso i Sioux, il carattere sacro di una speciale camicia frangiata con capelli era sottolineato dagli elaborati rituali che erano legati al suo conferimento e, anche molto tempo dopo la traduzione nelle riserve delle varie tribù, quando indumenti del genere venivano confezionati per i collezionisti, si continuarono a svolgere ancora cerimonie particolari durante la manifattura e la consegna.

Per tradizione, la camicia cerimoniale Sioux era fatta con due pelli di cervo, di bighorn o antilocapra: circa un terzo della parte superiore veniva tagliato via e piegato per ottenere le maniche, mentre i restanti due terzi erano destinati al davanti e al dietro, poi decorati con la testa di ciascuna pelle. In genere i fianchi venivano lasciati aperti e le maniche cucite solo dal polso al gomito. Molte di queste camicie presentavano sulle spalle una banda ornata di perline o aculei e spesso altre due più strette lungo le maniche. Queste ultime venivano invariabilmente, anche se non in modo esclusivo, confezionate a parte su una base di cuoio, poi cucite alla camicia.

Frange di capelli umani venivano attaccate ai bordi di queste bande sulle spalle e sulle braccia; rappresentavano imprese belliche dei membri della Società dei Capi, o di individui che avevano avuto da capi riconosciuti l'approvazione di indossare tali indumenti. Portavano una camicia del genere il capo Oglala Nuvola Rossa e altri, quando si recarono in delegazione a Washington negli anni 1870-80.